Fedez contro Massimo Giletti allo “Stato delle Cose”: «Feccia, alza la schiena». Ma in tribunale vince il conduttore – Il video
«Che siate d’accordo con me o no, Giletti fa feccia». È l’accusa lanciata da Fedez contro il conduttore tv Massimo Giletti alla vigilia della puntata di stasera de “Lo Stato delle Cose”. L’anticipazione è stata diffusa dallo stesso programma di Rai 3, in onda il lunedì sera alle 21.20. Una breve clip che racconta però solo una parte della storia: e ora si attende di capire su cosa verta esattamente il nuovo scontro tra i due.
Fedez contro Massimo Giletti
A dare inizio al diverbio è stato proprio il cantante. Intercettato da un inviato del programma di Rai 3, che gli ha chiesto conto del botta e risposta con il collega Marracash dopo i disordini di Milano, Fedez non ha voluto rispondere e si è scagliato invece contro il conduttore: «Che siate d’accordo con me o no, Giletti fa feccia». E poi, in riferimento alle dinamiche televisive: «Sarà montata solo la parte in cui dico che Giletti fa feccia, ma ho elencato tutta una serie di motivazioni per cui Giletti dovrebbe alzare la schiena, farsi un esame di coscienza e rivalutare la deontologia con cui lavora». Infine si è rivolto all’ inviato: «Per me è impossibile interloquire non con te, ma con il programma su cui atterra questo servizio».
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La risposta di Massimo Giletti
La risposta di Giletti non si è fatta attendere. Nell’anticipazione del programma postata sui social il conduttore ha pubblicato l’estratto del servizio e ha commentato: «Io dovrei farmi un esame di coscienza e raddrizzare la schiena? Ne parliamo domani sera» (lunedì sera, ndr).
L’archiviazione dell’accusa di diffamazione
A poche ore dalla messa in onda della puntata, è arrivata però una prima vittoria per Giletti. Si è venuto infatti oggi a sapere che lo scorso 26 maggio il Tribunale di Milano ha disposto l’archiviazione del procedimento per diffamazione intentato dal rapper nei confronti di Massimo Giletti, Moreno Pisto ed Enrico Lupino per alcuni servizi de “Lo Stato delle Cose”risalenti a marzo 2025 e dedicati ai rapporti del rapper/influencer con Luca Lucci, capo ultrà della Curva Sud del Milan, e con alcuni ambienti della criminalità milanese. Alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, il rapper aveva risposto presentando un’opposizione e chiedendo ulteriori approfondimenti investigativi.
La decisione del tribunale di Milano
Il Tribunale ha invece respinto la richiesta del cantante, sostenendo che quei servizi sono espressione di un legittimo esercizio del diritto di cronaca, perché rispettano i tre requisiti fondamentali individuati dalla giurisprudenza: verità, pertinenza e continenza. Secondo il gip, inoltre, il programma, che per realizzarli aveva utilizzato anche intercettazioni telefoniche contenute nel procedimento penale a carico di Lucci, ha riportato «dei dati che ontologicamente corrispondono a verità».
Perché Fedez aveva accusato Giletti di diffamazione
Per Fedez invece, i servizi avrebbero leso la sua reputazione associando la sua immagine a quella di soggetti coinvolti in gravi vicende criminali. In particolare, nella sua querela, il rapper contestava il modo in cui erano stati ricostruiti i suoi rapporti con Lucci e i riferimenti all’apertura di un franchising di barberie in zona Duomo, alla vendita di bevande nei chioschi dello stadio San Siro e all’acquisizione della discoteca Old Fashion. Nei servizi, sosteneva il rapper nella denuncia, si ometteva che queste iniziative imprenditoriali non fossero mai state realizzate. Su questo punto il Tribunale ha stabilito che la mancata realizzazione dei progetti non compromette la veridicità del nucleo centrale dell’inchiesta. Fedez aveva inoltre contestato riferimenti al pestaggio del personal trainer Cristiano Iovino: secondo lui, i servizi avrebbero lasciato intendere, attraverso allusioni e accostamenti, una sua vicinanza ad ambienti malavitosi, contribuendo a costruire un’immagine distorta della realtà. Infine, sul linguaggio usato in trasmissione, il giudice ha riconosciuto che i servizi presentavano «un tono accattivante, volto ad invogliare lo spettatore medio a rimanere sintonizzato», con «accostamenti suggestivi volti a creare un’aura di colpevolezza artificiale», ma ha sostenuto che a rilevare è che «la verità storica del fatto, nella sua essenza, appare rispettata».

