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«Rappresentiamo l’Italia, ma con il controller in mano»: l’allenatore della eNazionale italiana racconta il calcio dei videogiochi – L’intervista

29 Ottobre 2026 - 08:52 Riccardo Lichene
matteo ribera, allenatore della eNazionale
Nata nel 2020 come progetto ufficiale della FIGC, la eNazionale seleziona e allena i migliori videogiocatori italiani per sfidare gli altri Paesi. Il coach Matteo Ribera racconta come funziona e cosa serve per indossare la maglia azzurra
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Se siete delusi dei risultati della Nazionale italiana, dovete sapere che esiste un’altra squadra che indossa la maglia azzurra e che rappresenta il calcio italiano nel mondo: è la eNazionale, una squadra di videogiocatori professionisti selezionati e allenati per partecipare alle competizioni esportive per nazioni di calcio digitale più importanti. In occasione della Red Bull Wings Cup, un torneo esportivo internazionale di calcio videogiocato, abbiamo intervistato Matteo Ribera, allenatore della eNazionale e commentatore tecnico della finale dell’evento in programma sabato 31 ottobre a Lucca Comics & Games 2026.

La sfida azzurra nei videogiochi

La eNazionale è la Nazionale italiana di calcio virtuale, ed è un progetto ufficiale della FIGC che permette ai migliori giocatori italiani «di rappresentare il nostro Paese nelle competizioni internazionali di esports» ha spiegato Ribera. È nata ufficialmente nel 2020, inizialmente con due selezioni distinte, una dedicata a FIFA e una a PES, i due videogiochi di calcio più popolari. «In questi anni abbiamo ottenuto risultati davvero importanti: la vittoria dell’Europeo nel 2020 su PES, due semifinali mondiali consecutive nel 2022 e nel 2023 su FIFA e una semifinale europea nel 2024 su EA SPORTS FC, (il videogioco che ha sostituito FIFA ndr). Sono traguardi che dimostrano come l’Italia abbia una tradizione competitiva importante anche nel calcio digitale: l’obiettivo è portare la maglia azzurra sul gradino più alto del podio».

Per arrivare a fare da allenatore alla eNazionale, come nel calcio reale, bisogna aver vissuto la competizione in prima persona. Ribera, infatti, è un ex giocatore competitivo che ha ereditato il posto di Nello Nigro, che ha guidato la eNazionale negli anni dei risultati internazionali. «Quando è arrivata l’opportunità di diventare coach della eNazionale, per me è stato un grandissimo motivo d’orgoglio, ma anche una responsabilità enorme. Rappresentare l’Italia è qualcosa di speciale, anche quando lo fai con un controller in mano».

Selezionati, allenati e pronti agli eventi più importanti

«Per arrivare in eNazionale bisogna prima di tutto dimostrare il proprio valore nelle competizioni ufficiali» ha raccontato Ribera parlando del processo di selezione. «Naturalmente non guardiamo soltanto i risultati», continua, «ma valutiamo anche la mentalità, la capacità di adattarsi, la gestione della pressione e l’attitudine a lavorare in squadra. Essere fortissimi da soli non significa automaticamente essere pronti a rappresentare una Nazionale».

Per indossare la maglia azzurra bisogna allenarsi parecchio, non solo giocando sempre al videogioco per cui si è stati selezionati. «La parte principale dell’allenamento è chiaramente quella digitale, ma sarebbe sbagliato pensare che un giocatore professionista debba semplicemente passare tantissime ore davanti alla console. Il lavoro è molto più strutturato. Si analizzano le partite, si studiano gli avversari, si provano nuove soluzioni tattiche e si lavora sugli errori. C’è poi una componente mentale fondamentale: concentrazione, gestione dello stress e capacità di reagire ai momenti difficili. Anche la preparazione fisica e uno stile di vita equilibrato sono importanti. Dormire bene, fare attività fisica e saper gestire i momenti di pausa aiuta molto anche nelle prestazioni digitali. Il mio obiettivo è far capire ai ragazzi che essere un atleta esports significa comportarsi da professionista anche quando si spegne la console».

Quello di RIbera è un compito sia sportivo, sia formativo: «Mi piacerebbe che i ragazzi, oltre a migliorare come giocatori, riuscissero a portarsi dietro qualcosa di importante anche a livello personale. Il mondo competitivo ti insegna tantissimo: a gestire le sconfitte, a rispettare gli avversari, ad assumerti delle responsabilità e a lavorare per raggiungere un obiettivo. Non tutti diventeranno campioni del mondo, ed è giusto esserne consapevoli». Il suo obiettivo è lasciargli qualcosa per quando non saranno più proplayer: «Se un domani uno dei ragazzi che ho allenato si ricorderà non soltanto di un consiglio tattico, ma anche di un insegnamento che lo ha aiutato ad affrontare una difficoltà nella vita, allora vorrà dire che avrò fatto bene il mio lavoro. Perché alla fine, prima ancora di formare dei grandi giocatori, credo sia importante contribuire a far crescere delle persone». 

Rappresentare l’Italia sul palcoscenico internazionale

La Red Bull Wings Cup è un torneo internazionale di EA Sports 27 che offre anche ai videogiocatori occasionali la possibilità di rappresentare l’Italia alla Finale Mondiale di Miami: un evento a cui parteciperanno i rappresentanti di 80 Paesi e che avrà luogo all’interno dell’Inter Miami CF Stadium, in Florida. Dopo una fase di selezione vissuta sui due binari paralleli della University League offline, dedicata agli studenti iscritti agli atenei italiani, e della Open League online, sono stati nominati 14 finalisti, pronti a scendere nuovamente in campo a Lucca.

«Alla Red Bull Wings Cup avrò il ruolo di technical caster durante le finali nazionali del 31 ottobre a Lucca Comics & Games. Il mio compito sarà quello di accompagnare il pubblico durante le partite, raccontando soprattutto gli aspetti più tecnici e tattici del gameplay» ha raccontato Ribera. «Credo che la Wings Cup sia un’iniziativa molto interessante perché permette di avvicinare nuovi giocatori al mondo competitivo. Eventi di questo tipo sono fondamentali perché danno visibilità all’esport, creano nuove opportunità e soprattutto permettono a ragazzi che magari giocano semplicemente per passione di confrontarsi in un contesto competitivo di alto livello. Più eventi di questo genere riusciamo a portare in Italia, maggiori saranno le possibilità di far crescere tutto il nostro ecosistema. Il calcio è lo sport più seguito in Italia e il nostro obiettivo dev’essere quello di avvicinare sempre di più il pubblico tradizionale al calcio virtuale».

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