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Le presunte nanotecnologie nello sperma e lo studio sull’mRNA a 251 giorni

30 Ottobre 2026 - 23:40 Juanne Pili
Le presunte nanotecnologie nello sperma e lo studio sull’mRNA a 251 giorni
La clip rilancia vecchie teorie sul grafene unendo un esperimento del 2016 sulla motilità spermatica a un paper rimosso da un editore predatorio
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Diverse condivisioni Facebook riportano della presenza di mRNA del vaccino di Pfizer nel sangue, nella placenta e nello sperma fino a 251 giorni dopo la vaccinazione Covid. Si tratta di un’intervista al dottor David Nixon, un personaggio molto apprezzato nella sfera No vax, di cui avevamo già trattato in un precedente articolo.

Il contenuto virale

La didascalia del filmato è la seguente:

Le immagini non c’entrano con la narrazione

La clip è l’estratto di un video pubblicato su Zeee Media nel gennaio 2023. Le immagini mostrate nella clip sembrano dimostrare quanto Nixon afferma riguardo alla presenza di grafene nei vaccinati; tutte narrazioni già smentite, come spiegavamo nell’articolo precedente. Qui parliamo addirittura di tracce di grafene nello sperma dei vaccinati e di una sorta di vite che cattura uno spermatozoo nel video.

Il problema è che quelle immagini appartengono a un altro contesto. Si tratta di uno studio pubblicato nel 2016 riguardante «microeliche» usate per «trasportare gli spermatozoi con carenze di movimento per aiutarli a svolgere la loro funzione naturale». Non entriamo nel merito della ricerca; non ci interessa capire in questa sede se si tratta di una tecnica efficace o se la ricerca ha dei limiti rilevanti. Sta di fatto che non stiamo parlando delle ricerche di Nixon, le quali si basano invece su “potenziali contaminazioni” dei campioni analizzati.

Si tratta di narrazioni già smentite da anni

Di seguito riportiamo una serie di nostri precedenti fact-checking dove – avvalendoci anche della consultazione di esperti – mostriamo come questo filone di “ricerca” a cui Nixon attinge, volto a dimostrare la presenza di nano-tecnologie al grafene nei vaccini, si è sempre rivelato inconcludente, le quali sono state smentite dallo stesso ateneo in cui si sarebbero svolte:

Lo studio dell’Università di Bar-Ilan

La condivisione in oggetto è una accozzaglia di elementi incollati assieme del tutto a caso: si mostra una clip che unisce assieme una intervista al dottor Nixon sul grafene nei vaccini e il filmato di uno studio del 2016 che non c’entra niente; infine nella didascalia si menziona uno studio dell’Università di Bar-Ilan secondo il quale l’mRNA del vaccino Covid di Pfizer sarebbe presente nelle placente e nel sangue materno fino a 251 giorni dopo la vaccinazione.

Almeno qui intravvediamo un collegamento con le narrazioni riguardanti il grafene: la potenziale contaminazione durante le analisi PCR o artefatti di altro tipo. Si spera che nelle perizie forensi venga prestata maggiore attenzione. Lo si deduce dal fatto che il paper è stato rimosso dalla rivista Annals of Case Reports (testata della casa editrice Gavin Publishers); è possibile comunque leggere ancora la copia cache.

Da notare che lo studio, ricevuto il 7 ottobre 2025, avrebbe superato la revisione paritaria neanche una settimana dopo, il 13 ottobre. Si tratta di un lasso di tempo incompatibile con una seria verifica dei dati. Si trovano riferimenti alla “misteriosa” cancellazione in diversi post vicini alla sfera “free vax”, per esempio qui e qui. Inoltre, la Gavin Publishers è inserita nella lista dell’editoria predatoria della Beall’s List.

Conclusioni

Il contenuto virale assembla spezzoni eterogenei per costruire una narrazione allarmistica priva di fondamento scientifico. Le immagini al microscopio mostrano un dispositivo meccanico del 2016 ideato per la motilità spermatica e non hanno nulla a che fare con i vaccini anti Covid-19 o con il grafene. Al tempo stesso, i dati sulla presunta trasmissione e sulla persistenza dell’mRNA fino a 251 giorni derivano da una pubblicazione priva di validità metodologica, ritirata da una rivista predatoria dopo un controllo durato meno di una settimana. La condivisione è pertanto fuorviante.

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