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Controlla la moglie da 15 anni e le vieta di frequentare università e amici: 43enne indagato. Il giudice: «È patologicamente geloso»

02 Novembre 2026 - 23:36 Michela De Marchi Giusto
Il caso a Galatina
La donna ha denunciato l'uomo dopo un ricovero in ospedale. Da lì un'escalation di messaggi vocali e minacce: 883 audio inviati, fino al provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento
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Per quindici anni una donna di Galatina, in provincia di Lecce, avrebbe vissuto sotto il controllo del marito: nessuna possibilità di studiare all’università, niente abiti anche solo leggermente scollati, no ai social e controllo minuzioso per ogni suo spostamento. Il 43enne è stato descritto dal giudice come «patologicamente geloso» ed è ora destinatario di un divieto di avvicinamento, misura ritenuta indispensabile per fermarlo.

I maltrattamenti sulla moglie

Denunciando il compagno, la donna ha spiegato ai carabinieri i suoi comportamenti in quei 15 anni di relazione. Quando lui era via per lavoro, pretendeva foto per sapere dove si trovasse, un resoconto dettagliato della giornata e di essere informato anche nei momenti in cui la moglie voleva riposare. Inoltre, alla donna sarebbe stato vietato frequentare amici uomini. Il controllo del marito si focalizzava anche sul modo di vestirsi, infatti la compagna non poteva indossare determinati abiti. Tra gli episodi riferiti risalta soprattutto quello avvenuto durante una visita ginecologica, quando il marito le avrebbe strappato la maglietta perché la riteneva «troppo scollata».

L’escalation dopo l’addio: 883 vocali, minacce e foto intime inviate ai familiari

Quando la donna ha deciso di lasciare la casa coniugale, l’escalation sarebbe stata immediata. Inizialmente, l’uomo l’avrebbe ricoperta di messaggi, tra cui 883 vocali e 269 scritti. Dopo il blocco del suo numero, sarebbe passato a mail dal tono minaccioso in cui le avrebbe augurato un incidente d’auto o una malattia grave. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe detto: «Come hai rovinato tu la mia vita, io rovino la tua» e «non ho più niente da perdere». Infine, per colpirla ulteriormente, avrebbe inviato ai familiari di lei alcune immagini intime.

La visita in ospedale per attacchi di panico e la denuncia ai carabinieri

Dopo tutti questi avvenimenti, la donna avrebbe subito ripercussioni sul piano psicofisico, finendo in ospedale per un forte attacco di panico. Nel corso degli accertamenti, i medici le hanno riscontrato un problema da curare con psicofarmaci e un percorso di terapia. Di fronte a questa sua condizione, la donna ha deciso di agire, presentandosi in caserma, dove ha raccontato ai carabinieri anni di soprusi e controllo ossessivo.

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