Truffata dal marito che si spacciava per questore, la storia di Agnese Di Sarli e la lettera a Meloni: «La legge va cambiata»
L’infermiera Agnese Di Sarli, originaria di Teggiano, in provincia di Salerno, ha scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo una revisione delle norme sul diritto di famiglia. Prima di loro aveva scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sollecitando di «riformare le norme sul matrimonio e ridurre i tempi della giustizia». A lei sono serviti 13 anni per divorziare dall’uomo che l’ha truffata, ma che pensava essere un funzionario della Direzione investigativa antimafia. La sua storia è stata raccontata a La volta buona, ospite di Caterina Balivo. Alla base c’è una vicenda personale durata oltre 13 anni, nata da un matrimonio rivelatosi una truffa.
Chi era il marito che si spacciava per questore
Di Sarli aveva conosciuto l’uomo nel 2008 a Roma, dove andava spesso a trovare i parenti. Lui aveva 57 anni e si presentava come un appartenente alle forze dell’ordine: si fingeva questore e usava distintivi e altri segni riconducibili alla Polizia. Dopo tre anni di frequentazione, nel 2011, i due si sono sposati. «Non so come definirlo: era una persona molto colta, io mi sono innamorata di lui perché era una bella persona, anche con mia madre e con il resto della mia famiglia», ha spiegato a Balivo. La realtà era un’altra: «Ha fatto una truffa di 700mila euro in tutta Italia, io sto cercando di recuperare parte dei soldi, alcuni andranno persi». Col senno di poi, l’infermiera ricorda anche un episodio sospetto, avvenuto pochi mesi prima dell’arresto durante un’uscita in barca alla Baia delle Api: «Se tu sei una persona dell’Arma, non abbandoni mai l’equipaggio. Ha lasciato noi in mezzo all’acqua».
Come è emersa la verità e perché il divorzio è arrivato dopo 13 anni
Nel 2012 l’uomo è stato arrestato a Roma dagli agenti della Squadra Mobile, mentre indossava una divisa da primo dirigente della Polizia di Stato. Di Sarli ha scoperto la sua vera identità durante un interrogatorio di sette ore. «In quel momento sono rimasta senza parole», ricorda, e aggiunge: «La cosa più assurda è stato sentire: suo marito è stato arrestato da un ispettore, quando lui si spacciava per questore». L’unica cosa vera di quella storia era il nome. Chiudere il matrimonio sul piano legale, però, ha richiesto molto più tempo: il divorzio è arrivato solo nel 2024, anche perché a un certo punto l’ex coniuge si era reso irreperibile, complicando l’iter. Nella lettera a Mattarella la donna scrive: «Ci sono voluti 13 lunghissimi anni per uscire dall’incubo», e spiega che «in questi anni mi è stata negata la possibilità di avere un figlio».
Articolo 122 del codice civile: perché Di Sarli ne chiede la riforma
Nel mirino c’è l’articolo 122, contenuto nel codice civile del 1942. Secondo Di Sarli la norma è ormai inadeguata: non contemplerebbe i casi di inganno o di violenza morale nel matrimonio e non consentirebbe di ottenere in tempi rapidi la nullità del vincolo. Lei stessa mette a confronto il sistema civile con quello ecclesiastico, osservando che il diritto canonico si è aggiornato nel tempo, mentre la normativa dello Stato è rimasta invariata. Non è la prima volta che si rivolge alle istituzioni: nel 2014 aveva già scritto all’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano. Dalla vicenda è nato anche il libro Rosso Amarone, con cui punta a sensibilizzare su casi simili. Oggi, dice, porta con sé una nuova consapevolezza: «Sono una donna diversa, libera. Il dolore non ti deve spezzare, ma far rinascere».

