Manovra 2027, nuova stretta sui tabacchi: sigarette più care e stop all’e-commerce
Dopo il via libera della Ragioneria Generale dello Stato, il disegno di legge di bilancio 2027 approda in Parlamento portando con sé un pacchetto di interventi incisivi sul comparto dei tabacchi e dei prodotti da fumo. Le misure puntano a un duplice obiettivo: fare cassa — con un gettito aggiuntivo stimato in circa 112 milioni di euro per il prossimo anno — e stringere i cordoni regolatori del mercato attraverso nuovi vincoli e divieti.
Il rialzo del 2028 anticipato al 2027
Secondo quanto ricostruito da Massimo Ferraro su Repubblica, la principale novità fiscale, disciplinata dall’articolo 33 del ddl di bilancio, è l’anticipazione all’1 luglio 2027 dei rincari inizialmente programmati per il 2028. Un adeguamento che si sommerà a quello già fissato per l’1 gennaio, determinando due rialzi nello stesso anno.
Un aumento medio di 40 centesimi a pacchetto
Per le sigarette tradizionali la componente fissa dell’accisa salirà a 35,50 euro ogni 1.000 sigarette a gennaio, per poi passare a 38,50 euro da luglio. L’onere fiscale minimo aumenterà a luglio da 221 a 227 euro per 1.000 unità. L’aliquota base sul prezzo di vendita invece calerà leggermente, passando dal 48,5% al 48%. Ma in soldoni che succede ai consumatori? Secondo la relazione tecnica anticipata da Repubblica, dal secondo semestre il rialzo medio sarà di circa 13 centesimi a pacchetto (generando 81,76 milioni di euro di gettito extra). Sommando l’aumento di gennaio (+25 centesimi), nel 2027 un pacchetto costerà mediamente quasi 40 centesimi in più. Per i sigaretti l’accisa minima passa da 49 a 51 euro/kg da luglio, con aliquota base che sale al 28% (gettito: +1,68 milioni); per il trinciato l’accisa minima in aumento da 165,5 a 169,5 euro/kg da luglio (gettito: +6,59 milioni) e per il tabacco riscaldato (senza combustione) l’accisa salirà anticipatamente a luglio dal 41% al 42%.
Nuove regole: stop all’e-commerce e stretta sui depositi
Parallelamente agli aumenti fiscali, la manovra interviene in modo incisivo sull’assetto normativo della filiera. Il divieto di commercio telematico per i tabacchi viene allargato ai prodotti da inalazione senza combustione e ai liquidi per e-cig senza nicotina; anche ai depositari autorizzati. Produttori e distributori nazionali di filtri e cartine dovranno inoltre ottenere una licenza specifica dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e versare una cauzione pari al 10% dell’imposta versata nei dodici mesi precedenti.
Infine decade la possibilità di cumulare la licenza di deposito con quella di vendita. Gli operatori che detengono entrambe le autorizzazioni, avranno un anno di tempo per scegliere quale mantenere; in caso contrario, l’ADM interverrà con la sospensione delle licenze non conformi. Capitolo a parte per le nicotine pouches: le bustine di nicotina da posizionare tra gengiva e labbro potranno essere distribuite esclusivamente tramite un deposito fiscale autorizzato sul territorio italiano.
La reazione del settore
L’obiettivo dell’esecutivo è costruire un quadro normativo e fiscale omogeneo tra prodotti tradizionali e surrogati tecnologici. La linea trova il favore di player primari del settore come Bat Italia (British American Tobacco). Come ha spiegato Andrea Di Paolo, vicepresidente di Bat Italia e presidente di Bat Trieste, a Repubblica la speranza della filiera è che l’intervento «rappresenti un anticipo dell’attuale calendario fiscale, preservandone struttura e prevedibilità nel tempo», sottolineando l’importanza di «completare in modo coerente anche il sistema di regole per tutte le nuove categorie di prodotto a base di nicotina».

