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È in malattia per problemi alla schiena, ma va in palestra e solleva 80 chili: licenziato

06 Novembre 2026 - 18:30 Francesca Milano
Licenziato il lavoratore in malattia che solleva pesi in palestra mettendo a rischio la salute
Per la Cassazione non è necessario dimostrare che gli esercizi abbiano effettivamente ritardato la guarigione: basta il rischio di compromettere il recupero per giustificare il licenziamento
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Era in malattia per problemi alla colonna vertebrale, ma nel frattempo lavorava come personal trainer in una palestra, dove seguiva i clienti e faceva esercizi fisici. Per questo un uomo è stato licenziato dalla società per cui lavorava: secondo quanto confermato dalla Cassazione, con il suo comportamento il lavoratore ha violato gli obblighi di correttezza e buona fede nei confronti del datore di lavoro, mettendo potenzialmente a rischio la sua guarigione.

Il lavoro in palestra durante la malattia

L’uomo era stato licenziato per giusta causa il 27 novembre 2023. Al centro della contestazione c’erano alcune attività svolte mentre era assente dal lavoro per malattia: nonostante soffrisse di problemi degenerativi alla colonna cervicale e avesse ricevuto prescrizioni mediche che gli vietavano di sollevare pesi superiori ai due chili, l’uomo era stato visto il 6 e il 31 ottobre 2023 mentre lavorava in una palestra. E non si trattava soltanto di dare indicazioni ai clienti: secondo quanto ricostruito dai giudici, l’uomo svolgeva attività di gestore e personal trainer, seguiva esercizi con pesi e macchinari destinati al culturismo e praticava anche flessioni ed esercizi di sollevamento del rachide.

La società per cui lavorava gli aveva quindi contestato di aver svolto, durante l’assenza per malattia, un’attività incompatibile con le sue condizioni di salute e con le limitazioni indicate dai medici. Il Tribunale di Cassino aveva respinto il ricorso dell’uomo e la Corte d’appello di Roma aveva poi confermato questa decisione.

Perché il licenziamento è stato considerato legittimo

Il lavoratore ha voluto arrivare fino alla Cassazione, contestando la valutazione dei giudici e sostenendo che non fosse stata dimostrata concretamente l’incompatibilità tra le attività svolte in palestra e il suo stato di salute.

La Cassazione ha però respinto questa ricostruzione: nell’ordinanza i giudici ricordano che lo svolgimento di un’altra attività durante un periodo di malattia non costituisce automaticamente una ragione sufficiente per licenziare un dipendente. Può però diventarlo quando quella attività sia incompatibile con la malattia oppure rischi di ritardare la guarigione e il ritorno al lavoro.

In particolare, la Corte ribadisce che gli obblighi di correttezza e buona fede impongono al lavoratore di non tenere comportamenti che possano «danneggiare o pregiudicare il datore di lavoro», anche quando si trova temporaneamente assente dal servizio.

Gli esercizi con i pesi e il rischio per la guarigione

Un elemento decisivo nella decisione dei giudici è stata la natura degli esercizi svolti in palestra dall’uomo: secondo quanto si legge nell’ordinanza, si trattava di «sollevamento o trazione di pesi di 60-80 kg». Ma dal medico era stato prescritto all’uomo di non sollevare pesi superiori ai due chili.

I giudici hanno quindi stabilito che il comportamento del lavoratore aveva prodotto «un pregiudizio potenziale non solo a danno della sua (delicata) condizione fisica ma, altresì, degli interessi del datore di lavoro», compromettendo così il rapporto di fiducia tra dipendente e azienda.

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