Ultime notizie HouthiPena di mortePrimarieSigfrido RanucciUcraina
ATTUALITÀLavoro e impresaLicenziamentiPallavolo

Infortunato sul lavoro, va alle partite di pallavolo senza stampelle e viene licenziato. Per il tribunale è giusta causa perché «ha messo a rischio la guarigione»

12 Ottobre 2026 - 15:54 Francesca Milano
sentenza licenziamento pallavolo
L'operaio faceva anche lo steward durante alcune le partite di volley: nel periodo di malattia è stato visto da alcuni testimoni camminare davanti alla tribuna senza le stampelle
Google Preferred Site

Era infortunato sul lavoro e, secondo le indicazioni dei medici, avrebbe dovuto evitare di caricare peso su una gamba e utilizzare le stampelle. Eppure, durante il periodo di assenza dall’azienda, aveva svolto il ruolo di steward in alcune partite di pallavolo, rimanendo in piedi per ore e camminando senza stampelle. Per questo un operaio di Piacenza era stato licenziato, ma aveva poi impugnato il provvedimento, sostenendo di essersi limitato a supervisionare gli incontri, senza compiere attività fisicamente impegnative. Ma il Tribunale di Piacenza ha dato ragione all’azienda: il suo comportamento avrebbe potuto compromettere la guarigione e quindi ritardare il rientro al lavoro.

L’infortunio causato da una lavatrice

La vicenda risale alla primavera del 2023 e riguarda un operaio tecnico riparatore e installatore, assunto nel gennaio 2018 e successivamente promosso a responsabile del settore tecnico, manutenzione e assistenza post vendita. L’11 aprile di quell’anno l’uomo aveva subito un infortunio sul lavoro mentre spostava una vecchia lavatrice del peso di circa 200 chili. L’incidente gli aveva provocato problemi a una spalla e a una gamba. Tanto che, il 28 aprile, durante una telefonata con il datore di lavoro, aveva raccontato di sentire ancora fortissimi dolori al polpaccio e di aver ricevuto dai medici la raccomandazione di non caricare peso sulla gamba e di utilizzare le stampelle. La prognosi, peraltro, era stata prolungata.

Le partite di pallavolo durante l’infortunio

Negli stessi giorni, però, il lavoratore aveva partecipato ad alcune partite di pallavolo, svolgendo un’attività che lui stesso aveva definito di steward o supervisore. Gli incontri si erano tenuti il 16, 22 e 30 aprile e il 6 maggio 2023. Secondo l’uomo, non c’era alcuna contraddizione con le sue condizioni di salute: non aveva giocato a pallavolo né svolto attività fisicamente impegnative, ma si era limitato a supervisionare le partite, alternando piccoli spostamenti a periodi di riposo.

Una ricostruzione smentita, secondo il Tribunale, dalle testimonianze raccolte durante il processo: un testimone ha raccontato di aver visto il dipendente passare ripetutamente davanti alla tribuna, senza mai notarlo seduto, né vederlo utilizzare le stampelle o manifestare segni di malessere. Una seconda testimone, presente alle partite come abbonata, ha confermato di averlo visto «in piedi e in movimento, senza evidenti difficoltà».

Per il giudice, le testimonianze dimostrano che l’attività svolta dall’uomo non si limitava a una presenza occasionale. Il lavoratore era rimasto in piedi per ore, effettuando ripetuti spostamenti e camminando senza ausili, nonostante le raccomandazioni mediche.

Perché il licenziamento è stato giudicato legittimo

Il punto centrale della sentenza non è che il dipendente avesse simulato l’infortunio. Il Tribunale, anzi, chiarisce che non è necessario dimostrare che fosse completamente sano per giustificare il licenziamento. «La rilevanza disciplinare della condotta non postula necessariamente la simulazione integrale dell’infermità», scrive la giudice Camilla Milani. È sufficiente che il lavoratore, durante il periodo di assenza, tenga un comportamento «imprudente e incompatibile con la pronta guarigione».

Nel caso specifico, il Tribunale ha ritenuto provata «una netta incompatibilità tra il quadro clinico rappresentato dal ricorrente» e il comportamento tenuto durante le partite. La giudice ha inoltre sottolineato che l’attività contestata «è stata potenzialmente pregiudizievole rispetto alla guarigione e al rientro in servizio del lavoratore».

Un elemento decisivo è stata la ripetizione degli episodi. Non si è trattato, osserva il Tribunale, di un comportamento isolato o di un’attività di scarsa importanza, ma di una condotta protratta per più giornate durante il periodo di infortunio. Per questo, secondo la sentenza, il rapporto di fiducia tra azienda e dipendente risultava «irrimediabilmente compromesso».

leggi anche