I licenziamenti di Padre Pio: la fondazione sostituisce i lavoratori con le suore
A San Givoanni Rotondo i frati del santuario di Padre Pio lo hanno annunciato nei giorni scorsi: «Dobbiamo avviare le procedure di licenziamento per 38 di voi». Il motivo? «Chieda al direttore del personale», ha detto padre Rinaldo Totaro a Repubblica. I dipendenti sono 89. Il commericalista Matteo Pappalardo spiega: «Quei lavoratori ci costano un milione di euro all’anno. E noi per pagarli possiamo attingere solo dalle offerte. C’è stato un calo dei visitatori. E si sono chiusi 24 negozi su 34 in viale padre Pio. Ma noi vogliamo mantenere l’occupazione. E faremo le nostre proposte nell’ambito della procedura».
I licenziamenti di Padre Pio
Si aprirà un tavolo per una contrattazione. Tra i frati c’è padre Fedele, 92 anni, zio del leader del Movimento 5Stelle Giuseppe Conte: «Qui i sacristi non lavorano più: ora ci sono le suore». Già da tre anni, infatti, le sorelle hanno preso il posto dei dipendenti retribuiti. Per la Cgil, dunque, il calo è solo un pretesto e «potrebbe essere un pericoloso precedente», teme Pierluigi Di Stasio. Anche se attualmente è tutto pieno: «Ma questo è il mese clou — spiega al quotidiano Sara Alessandrini, catholic travel blogger, che a luglio è stata qui — bisognerebbe fare qualcosa per rilanciarla, quella meta. Ora vanno forte i cammini. E si cerca molto l’elemento religioso, come dimostra il successo del film su San Carlo Acutis, che ha portato al boom di Assisi».
Calo del 21,7%
Nella fondazione invece gli arrivi sono calati del 21,7% nei primi sette mesi dell’anno. Nell’anno del giubileo le presenze sono state 191mila: difficilmente, a fine anno, arriveranno a quota 448mila come nel 2018. «I flussi non sono più quelli di vent’anni fa», riconosce Bruno Di Maggio, uno dei sacrestani che ora rischiano il posto. Guadagna 1400 euro netti al mese ma non è arrabbiato con i frati: «Non hanno le somme necessarie per il nuovo contratto. E non arriveranno al licenziamento».

