Tassi che salgono, obbligazioni e fondi che scendono. Vendere o rilanciare?
Dopo gli anni dei tassi a zero, i risparmiatori hanno ricominciato a rivolgersi a obbligazioni e titoli di Stato, attratti da rendimenti di nuovo significativi. Recentemente però li hanno visti scendere, in particolare operando coi fondi comuni dove i movimenti di mercato sono più evidenti. Abbiamo chiesto al professor Beppe Scienza, ombudsman dei risparmiatori italiani, qualche spiegazione e qualche indicazione. Per chi poi vuole misurare le sue competenze finanziarie, Scienza ha preparato un quiz.
Il reddito fisso
Prima di tutto Scienza spiega che «“reddito fisso” significa che interessi, rivalutazioni ecc. sono fissati da un regolamento. Per questo si applica anche ai Cct, benché le cedole possano cambiare ogni semestre. La contrapposizione è con le azioni, dove i dividendi non obbediscono a clausole più o meno complesse, ma sono a discrezione degli amministratori». Quindi si possono perdere soldi anche con le obbligazioni: «E soprattutto per tre motivi: il fallimento del debitore, la salita dei tassi di mercato e l’inflazione. Per fortuna il primo rischio è ora poco diffuso, assistiamo invece agli altri due fenomeni. In particolare negli ultimi mesi sono saliti i tassi, il che fa scendere i titoli a reddito fisso, tanto più quanto più lunghi sono».
Prezzi e tassi
Dunque i prezzi sono scesi, perché i tassi sono saliti. Ma ora le cose possono cambiare: «Se i tassi sull’euro salissero dell’1%, variazione comunque tutt’altro che lieve, i Btp Valore appena emessi a 100 scenderebbero a 95,3 e ancora di più perderebbero i titoli più lunghi». La soluzione però non sembrano essere i conti deposito a un anno o meno: «Hanno successo, anche perché molto consigliati in Rete da siti dai finanziamenti oscuri. In realtà negli ultimi dodici mesi tutti i conti deposito hanno condotto a una perdita in potere d’acquisto. Per coprire l’inflazione (4% a ottobre), un anno fa avrebbero dovuto offrire il 5,7%. Nessuno prometteva così tanto e ciò vale anche adesso».
Investimenti sicuri
Un risparmiatore «vorrebbe emittenti sicuri, quotazioni stabili, difesa dall’inflazione e alti rendimenti», riflette Scienza, «ma non si può avere tutto. Se si accettano rendimenti ridotti, una soluzione c’è. Capisco che sentire parlare di buoni postali a molti faccia venire il latte alle ginocchia. Però i buoni decennali indicizzati coprono l’inflazione, purché tenuti almeno 18 mesi, e sono sempre smobilizzabili senza perdite nominali. Ma rendono meno dei Btp indicizzati italiani e un po’ meno anche dei corrispondenti titoli tedeschi (Bund-ei 15-4-2033)». Infine, il portafogli personale: il prof ha solo titoli sicuri? «No, ma non mi scompongo per gli sbalzi delle quotazioni. Ne ho viste di peggio coi tassi al 20% a inizio degli anni ’80 o con perdite medie sul 35% nel 2008».

