Leonardo Maria Del Vecchio, in pegno alle banche anche i giornali
Sono in pegno alla Banca popolare di Milano tutte le azioni di LMDV Media, la srl che Leonardo Maria Del Vecchio ha costituito per acquistare e poi gestire prima il 30% del Giornale srl e poi l’80% di QN Media spa, la società che controlla Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e QN e che dal 5 novembre rilancerà QN in edicola nelle principali città italiane rinforzato dall’arrivo di Mario Orfeo e da una robusta campagna acquisti di firme. La costituzione del pegno in favore di Bpm è stata registrata il 19 maggio scorso nello studio della notaia milanese Alessandra Radaelli, quattro giorni dopo la sottoscrizione di un contratto di finanziamento con cui Bpm ha concesso a LMDV Media fino a un massimo di 50 milioni di euro da rimborsare dopo 36 mesi in un’unica soluzione.

Dal family office alla holding della ristorazione, le società in pegno alle banche finanziatrici
Il pegno a favore di Bpm questa volta costituito sulla società che controlla i giornali di Leonardo Maria Del Vecchio ricalca analoga operazione compiuta con la stessa banca il 21 febbraio 2025 dando in pegno l’intero capitale di LMDV Hospitality, la società di Del Vecchio che controlla il settore della ristorazione (Triple Sea Food e TSF Lab). In quel caso il finanziamento della banca amministrata da Giuseppe Castagna arrivava fino a un massimo di 40 milioni di euro, e serviva a supportare il gruppo di Leonardo Maria nell’acquisizione del Twiga. In analoga situazione si trova per altro anche la capogruppo LMDV Capital (il family office di Leonardo Maria), il cui capitale è stato dato interamente in pegno il 7 agosto 2025 a CA Indosuez Wealth Europe sa che il 31 luglio precedente aveva concesso alla società un finanziamento di 350 milioni di euro.
Diritti di voto e dividendi restano a LMDV Capital, se non capitano fatti pregiudizievoli per Bpm
Il documento che costituisce il pegno a favore di Bpm sul capitale di LMDV Media stabilisce che i dividendi delle società controllate (che però negli ultimi bilanci sono entrambe in perdita di poco più di 3 milioni di euro) continuano comunque a spettare all’azionista (la holding di Del Vecchio LMDV Capital), così come i diritti di voto in assemblea. La libertà di manovra per altro è sembrata evidente quando la società in pegno a Bpm ha proposto di lanciare un’Opa (respinta) sulla società editrice del Fatto quotidiano, la SEIF spa. Secondo la regolazione del pegno firmata da Bpm e LMDV Capital davanti alla notaia Radaelli solo in caso di fatto pregiudizievole per la banca creditrice i diritti di voto in assemblea verrebbero trasferiti all’istituto guidato da Castagna, che a quel punto riscuoterebbe anche gli eventuali dividendi percepiti dalle partecipate. Nel lungo documento (21 pagine, comprensive degli allegati) non viene però elencata la casistica per cui un fatto diverrebbe «pregiudizievole» per il creditore.

