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I papà che restano a casa con i figli sono più che raddoppiati in sei anni. Come cambia dal 2027 il congedo parentale

03 Novembre 2026 - 12:36 Gianluca Brambilla
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Il congedo paritario chiesto dalle opposizioni resta fuori dalla Manovra. Ma dalla relazione tecnica emerge una crescita del 120% tra i padri lavoratori che chiedono di assentarsi dal lavoro
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Dal 2019 ad oggi sono più che raddoppiati i padri che utilizzano il congedo parentale. Il dato emerge dalla relazione tecnica della legge di bilancio, nel capitolo dedicato alle novità previste a partire dal 2027. La manovra approvata nei giorni scorsi dal Cdm, e che ha appena iniziato il suo iter parlamentare, introduce un ulteriore mese retribuito all’80%, che diventano due per il secondo figlio e tre dal terzo figlio in poi. 

Raddoppiano i papà che chiedono il congedo parentale

Al di là di come cambieranno le regole sul congedo parentale, c’è un dato che emerge dalla relazione tecnica della legge di bilancio. Nel 2019, erano 68.048 i papà italiani che sceglievano di assentarsi dal lavoro per restare a casa con i propri figli. Sei anni più tardi, quel numero è lievitato a 149.404. Un incremento di quasi il 120%, che testimonia come sempre più uomini scelgono di utilizzare uno strumento che per molto tempo è stato associato soprattutto alle madri. Certo, il gap di genere resta. Nel 2025, le donne che hanno usufruito del congedo parentale sono state 302.397, poco più del doppio degli uomini. Ma se si fa un confronto con il 2019, la crescita è di appena il 17%, molto meno di quella registrata dai papà.

Cosa cambia con la legge di bilancio dal 2027

L’ultima manovra del governo Meloni prima delle elezioni politiche prova a consolidare questa tendenza rimettendo mano sulla retribuzione del congedo parentale. L’articolo 59 del disegno di legge prevede infatti un ulteriore mese indennizzato all’80% dello stipendio, che si aggiunge ai tre già previsti. Il risultato, dunque, è di quattro mesi complessivi retribuiti all’80%, da utilizzare entro il sesto anno di vita del bambino. Per il secondo figlio, il beneficio arriva a cinque mesi. Dal terzo figlio in poi, sale a sei. In base alle regole già in vigore, inoltre, almeno uno tra i mesi retribuiti all’80% deve essere utilizzato dal padre lavoratore, proprio nell’ottica di favorire una distribuzione più equilibrata della cura dei figli.

Il congedo paritario chiesto dalle opposizioni resta fuori dalla Manovra

Ciò che invece resta fuori dalla legge di bilancio è il congedo paritario, una delle battaglie politiche che più ha unito le opposizioni, con una proposta unitaria a prima firma di Elly Schlein. L’idea è quella di superare l’attuale squilibrio tra maternità e paternità, introducendo cinque mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore. Per i padri, in particolare, quattro mesi si aggiungerebbero ai dieci giorni di congedo di paternità già previsti e dovrebbero essere utilizzati entro il primo anno e mezzo di vita del bambino. Una proposta che si è scontrata con il “no” della maggioranza, che ha motivato la propria opposizione soprattutto con un problema di coperture finanziarie.

Foto copertina: Pixabay/Mircea Iancu

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