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Fa causa a Gianluca Vacchi per le ferie mai pagate in 15 anni, ma i giudici propongono che a pagare sia lui: come può finire il processo dell’ex factotum

03 Novembre 2026 - 12:30 Giulia Norvegno
Gianluca Vacchi
La causa era partita da Pietro Oliva contro l'imprenditore e influencer, accusato di non avergli riconosciuto 15 anni di permessi e ferie. Per Vacchi, Oliva si occupava della gestione di finanze e dimore
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La Corte d’appello di Bologna ha proposto di chiudere in anticipo le cause civili tra Gianluca Vacchi, imprenditore e influencer, e Pietro Oliva, suo ex collaboratore e factotum di San Pantaleo, frazione di Olbia. Oliva si occupava di finanze e dimore, anche in Costa Smeralda e all’estero, e aveva chiesto la retribuzione di ferie e permessi maturati e non goduti in oltre 15 anni di servizio. La richiesta era di circa 700mila euro ed era stata respinta in primo grado. A sua volta Vacchi lo aveva portato in tribunale (a Tempio Pausania), accusandolo di bonifici fatti dai suoi conti senza giustificazioni per un totale di 900mila euro circa. I giudici del secondo grado hanno ora suggerito una transazione fra i due che prevede il versamento di circa 200mila euro da Oliva a Vacchi, presumibilmente ritirando entrambe le cause. Oliva, assistito dall’avvocato giuslavorista Giovanni Morpugno, dovrà decidere se accettare.

Il processo a Tempio Pausania e la testimonianza di Vacchi

L’influencer e l’ex braccio destro si ritrovano da qualche tempo anche davanti al tribunale di Tempio Pausania, dove Oliva, 55 anni, è imputato con sua moglie per appropriazione indebita aggravata e autoriciclaggio. Nei giorni scorsi Vacchi ha testimoniato come parte offesa e, come racconta il Resto del Carlino: «Mi fidavo di loro e mi sono sentito tradito». In aula ha chiesto: «Perché ha effettuato bonifici sui suoi conti?». Oliva e la moglie, imputata anche lei e deceduta nei mesi scorsi, hanno lavorato per oltre dieci anni per l’imprenditore, prima nella villa di Porto Cervo e poi nella residenza di Castenaso. Vacchi ha descritto un rapporto basato su una «fiducia assoluta» e ha spiegato che i sospetti sono nati dopo le dimissioni improvvise della coppia.

Una consulenza contabile avrebbe poi evidenziato un ammanco di oltre 900mila euro. Il buco nei conti della villa sarebbe emerso durante le verifiche legate alla causa di lavoro avviata dallo stesso Oliva. All’uscita dall’aula l’imprenditore ha dichiarato: «Questa vicenda mi ha molto amareggiato». Vacchi si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Gino Bottiglioni, e il processo proseguirà con l’audizione dei testimoni dell’accusa.

I bonifici di Oliva di quasi un milione dai conti di Vacchi

Secondo la Procura, Oliva e la moglie avrebbero effettuato bonifici, assegni e altre movimentazioni su conti personali per quasi un milione di euro, sugli oltre tre gestiti per conto dell’imprenditore. Tra le operazioni contestate ci sono bonifici da migliaia di euro e altri da poche decine, l’abbonamento a una pay tv intestato al figlio della coppia e un’assicurazione a loro favore. Gli inquirenti ipotizzano anche trasferimenti «ponte» su conti intestati a terzi per confondere le tracce.

La coppia aveva a disposizione le chiavi della cassaforte, i codici delle carte di credito e le disponibilità bancarie per gestire case, viaggi e spese quotidiane, senza particolari controlli. Vacchi ha spiegato di non essersi occupato personalmente dei conti della residenza, affidati a persone di fiducia, e la difesa lo ha interrogato anche sui prelievi di contante che l’ex collaboratore avrebbe effettuato per poi consegnargli il denaro. Gli avvocati Domenico Putzolu e Maria Caterina Pisano respingono le accuse e sostengono che i trasferimenti, essendo operazioni bancarie tracciabili, non configurino autoriciclaggio. Il processo è rinviato al 22 marzo 2027, quando saranno ascoltati i testimoni dell’accusa.