Elezioni Regionali 2020

ELEZIONI REGIONALI 2020

Con il termine ultimo per la presentazione delle liste (22 agosto) il puzzle di alleanze e candidati alle prossime elezioni Regionali, almeno per il momento, è stato completato. Non sono escluse convergenze postume al voto, ma la ricerca di nomi unici da sostenere in casa centrosinistra è terminata senza colpi di scena.

Confermato dunque quanto si era già ampiamente profilato: Pd e M5s correranno insieme solo in Liguria, uniti dietro il nome di Ferruccio Sansa. Vediamo dunque come si presenteranno, nelle varie Regioni, le forze della maggioranza che sostiene il governo e quelle del centrodestra.

Veneto

Il presidente uscente Luca Zaia, in carica dal 2010, cerca la conferma sostenuto in Veneto da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. I sondaggi lo danno in esponenziale vantaggio. Una vittoria gli consentirebbe di proseguire nel suo ruolo con un terzo mandato. Il principale sfidante di Zaia è Arturo Lorenzoni, docente universitario e vicesindaco di Padova, con un profilo civico e una particolare sensibilità per l’ambientalismo.

Lo sostengono Partito democratico e +Europa insieme ad altre liste civiche. Il M5s va da solo con il candidato Enrico Cappelletti, imprenditore e già senatore tra il 2013 e il 2018. Italia Viva e Psi sostengono invece la senatrice renziana Daniela Sbrollini.

Liguria

È l’unica Regione nella quale si replica, in parte, il modello nazionale: asse tra M5s e Pd a sostegno del giornalista del Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa. Nome per mesi al centro di aspre trattative, alle quali non ha preso parte però Italia Viva, che correrà da sola sostenendo l’ex preside della facoltà di Ingegneria di Genova, Aristide Fausto Massardo. Per entrambi il compito non sarà dei più facili, dovendo sfidare il presidente uscente Giovanni Toti, sostenuto in Liguria da tutto il centrodestra e avanti nei sondaggi.

Toscana

Qui è riuscita la convergenza tra Pd e Italia Viva sul nome di Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale uscente. Giani è sostenuto anche da +Europa. La trentatreenne Susanna Ceccardi, europarlamentare leghista e già sindaca di Cascina tra il 2016 e il 2019, è invece la candidata sostenuta in Toscana dal centrodestra unito. Corsa solitaria, anche qui, per il M5s, che schiera con una lista unica Irene Galletti, consigliera e portavoce regionale del Movimento.

Marche

Nelle Marche, così come in Puglia, non si è concretizzata alcuna alleanza tra M5s e Pd nonostante rumors e appelli. Il candidato pentastellato Gian Mario Mercorelli, consigliere comunale di Tolentino, è rimasto sulle sue posizioni originarie, chiudendo la porta a qualsiasi intesa. Correrà quindi da solo.

In una regione governata da 50 anni dal centrosinistra Pd e Italia Viva sosterranno Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia e presidente di Anci Marche. Il centrodestra, anche qui come ovunque unito, sostiene il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Acquaroli, già candidato cinque anni fa contro l’attuale governatore Luca Ceriscioli.

Campania

Saldissima qui la candidatura del presidente uscente Vincenzo De Luca, sostenuto da tutto il centrosinistra: Pd, Italia Viva, Democratici e progressisti, Psi. Si rinnova dunque la sfida con Stefano Caldoro, che ha dalla sua tutto il centrodestra.

Nel 2010 in Campania Caldoro vinse le elezioni contro De Luca, rimanendo in carica per cinque anni. Ma nel 2015 ecco la rivincita dell’attuale governatore De Luca. Terzo round dunque. Sfida in solitaria invece per il M5s, che sostiene Valeria Ciarambino, attuale portavoce regionale del Movimento.

Puglia

Nei mesi che hanno preceduto la presentazione delle liste la Puglia è stata, insieme alla Liguria, il fronte più caldo. Nonostante i tentativi del Pd e del suo candidato, il presidente uscente Michele Emiliano, non si è giunti a nessuna convergenza con il M5s. Non negoziabile il niet della candidata pentastellata Antonella Laricchia, consigliera regionale già candidata alle elezioni del 2015.

A queste sfida aperta tra M5s e Pd si aggiunge anche il candidato sostenuto da Italia Viva, +Europa e Azione, Ivan Scalfarotto. In Puglia dunque l’ordine sparso della maggioranza di governo è totale. Per il centrodestra, una vecchia conoscenza dei pugliesi: Raffaele Fitto, già presidente della Regione dal 2000 al 2005 e ministro per gli Affari Regionali nel governo Berlusconi IV dal 2008 al 2011.

Valle d’Aosta

In Valle d’Aosta si voterà solo per eleggere i consiglieri regionali che, a loro volta, eleggeranno il presidente. 13 le liste depositate.

Il sistema elettorale

Con la riforma costituzionale del 1999 il sistema elettorale regionale è rimesso alla disciplina delle singole Regioni. La disciplina nazionale di riferimento è la Legge Tatarella del 1995, concepita per regolare le elezioni nelle Regioni a statuto ordinario e in seguito adottata anche da tre Regioni a statuto speciale.

Va detto subito che quasi tutte le Regioni hanno apportato modifiche e correttivi, disegnando una propria peculiare legge elettorale. Tuttavia, nelle linee più generali, il meccanismo rimane più o meno lo stesso: sistemi prevalentemente di tipo proporzionale con premi di maggioranza e soglie di sbarramento.

I cittadini eleggono direttamente il presidente della Regione e contestualmente rinnovano anche il Consiglio regionale, ovvero l’organo legislativo. Il voto, salvo che in Toscana dove è stato introdotto il ballottaggio, si svolge in un turno unico. La scheda elettorale, di colore verde, è unica e comprende sia i candidati alla presidenza sia le liste. Ogni lista è collegata a un candidato presidente e sono possibili le coalizioni.

Il voto disgiunto

L’elettore può esprimere due voti: uno per il presidente e uno per la lista. La Legge Tatarella ammette il voto disgiunto (che però è stato eliminato in Calabria, Abruzzo, Umbria, Marche e Molise), ovvero la possibilità che l’elettore possa scegliere un candidato alla presidenza ma preferire una lista non a lui collegata.

Per quanto riguarda l’elezione del Consiglio regionale, la Legge Tatarella dispone una distribuzione dei seggi per l’80% in base al metodo proporzionale con voto di preferenza, vale a dire che i seggi sono divisi in base alla quantità di voti ottenuti. Il restante 20% è suddiviso secondo il metodo maggioritario plurinominale.

Tuttavia, come già detto, ogni Regione ha introdotto modifiche, più o meno sostanziali, che riguardano voto disgiunto, soglia di sbarramento, preferenze e soprattutto il premio di maggioranza. Si tratta della possibilità, per chi supera una certa soglia di voti, di ottenere “pacchetti” di seggi in più.

Ma, al netto dei correttivi, tutte le elezioni consentono ai cittadini di eleggere direttamente (salvo che in Valle d’Aosta e Trentino/Alto Adige) il proprio presidente di Regione, sul modello di un sistema di tipo presidenziale.

Testo di Marco Assab

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