Legge di Bilancio: la lista dei non fatti di Luigi Di Maio

Legge di Bilancio: la lista dei non fatti di Luigi Di Maio

Il Ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha pubblicato la foto di un foglio con scritto a mano un elenco puntato delle cose da fare per la Legge di Bilancio 2018. Tralasciando l’errore nell’intestazione nel pezzo di carta (la Legge di Bilancio 2018 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel dicembre 2017 durante il Governo Gentiloni), in questa “to do list” ogni punto è segnato con un “FATTO“, evidenziato in giallo, che non ha alcun valore per un semplice motivo: deve essere ancora tutto approvato in Parlamento. Inutile fare la verifica dei fatti se mancano i fatti e ci sono solo parole, ma possiamo spiegare i pro e i contro di alcuni dei punti citati partendo dal mancato aumento dell’IVA.

Legge di Bilancio: la lista dei non fatti di Di Maio foto 1

 La “to do list” di Luigi Di Maio

“Nessun aumento dell’IVA”

Come ammesso dallo stesso Di Maio nella sua diretta Facebook, per il 2019 rimarrà immutata grazie ai miliardi messi oggi sul tavolo e non aumenterà in futuro se torneranno i conti. Che cosa vuol dire? Immaginate una raccolta fondi dove dovete raggiungere una quota di 5 mila euro entro una certa data, ma per raggiungerla vi mancano 500 euro che dovete recuperare in qualche modo: o per questa volta evitate di comprarvi il nuovo cellulare o vi indebitate chiedendo un prestito.

Non solo, in questo caso, il nostro Governo dovrà trovare delle coperture più elevate per mantenere le promesse, altrimenti rischiamo un aumento dell’IVA ancora maggiore rispetto a quello che era previsto. Per intenderci, se avessimo mantenuto gli impegni presi in passato, nel 2020 avremmo potuto toccare un aumento dell’IVA fino al 24,9%, mentre adesso rischiamo di arrivare al 25,2%:

Legge di Bilancio: la lista dei non fatti di Di Maio foto 2

 

“Aumento pensioni minime”

Per quanto riguarda l’aumento delle pensioni minime a 780 euro al mese, non sappiamo ancora se verranno aumentate per tutta la platea dei pensionati che oggi hanno una pensione inferiore a quella soglia o se verrà individuata una platea ristretta e selezionata. Essendo stati stanziati al momento 900 milioni di euro circa 250 mila persone, su una platea potenziale stimata di oltre 2 milioni, potrebbero godere un assegno medio di 270 euro (che porterebbe i pensionati più poveri da 507 a 777 euro).

Legge di Bilancio: la lista dei non fatti di Di Maio foto 3

La vecchia social card di Tremonti

“Reddito di cittadinanza”

Per continuare con gli argomenti più sentiti da parte dei cittadini dobbiamo citare, ancora una volta, il Reddito di cittadinanza. Fin dall’inizio della campagna elettorale era uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, ma è stato ridotto nel tempo fino a trasformarsi in una specie di social card (con tanto di polemica su chi stamperà le tessere) o sussidio di disoccupazione limitato nel tempo, che non si basa su un programma universale. Anche in questo caso, come per le pensioni e altri punti citati nel foglietto di Luigi Di Maio, dovremo aspettare il testo e l’approvazione.

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