Manovra, voto finale. Sparisce il post M5S sul “terrorismo” in aula

Mentre si consumava il dibattito finale sulla legge di Bilancio, sul blog dei Cinque Stelle, l’attacco – poi rimosso – “alle lobby Pd e Forza Italia”. In serata è arrivata la firma del presidente della Repubblica Mattarella per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

La manovra 2019 diventa legge con 313 voti a favore e 70 contrari: una corsa contro il tempo a colpi di fiducie, lavori in commissione a singhiozzo e tensioni in aula. Pd e Liberi e Uguali non hanno partecipato al voto finale.
Il presidente del Consiglio Conte era arrivato in aula poco dopo le 15 e ha atteso l’esito del voto di fianco al vicepremier Di Maio e al ministro dell’Economia Tria, che continua a smentire l’ipotesi delle sue dimissioni.
“Gli Italiani non hanno nostalgia di Monti, Renzi e Fornero, avanti tutta!” ha scritto su twitter il vicepremier Salvini, lontano da Montecitorio. Polemiche anche all’interno del centrodestra: “Forza Italia prova disprezzo per questa manovra ed anche per noi della Lega? Se non ricordo male l’ultimo governo Monti lo appoggiò Forza Italia e la macelleria sociale che è iniziata con quel governo è partita proprio dalla legge Fornero che oggi proviamo a correggere”, ha detto il capogruppo leghista Riccardo Molinari.

La firma del presidente della Repubblica

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la manovra con la quale è stato evitato l’esercizio provvisorio (il termine ultimo era il 31 dicembre). Non ha aggiunto nulla alla firma con cui ha autorizzato la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, rispetto a due mesi fa quando aveva scritto al premier Conte per “auspicare un dialogo costruttivo con l’Unione europea” nell’elaborazione della legge di Bilancio. Ed è stato proprio Conte a fare da mediatore per l’accordo con la Commissione europea, impedendo l’avvio della procedura di infrazione.

L’esame dei 244 ordini del giorno

Esaminando gli oltre 200 ordini del giorno presentati al testo della manovra, le opposizioni sono tornate a insistere sui temi più discussi anche ieri: i tagli ai pensionati, all’editoria (con un’attenzione particolare alla situazione di Radio Radicale) e al terzo settore.
In alcuni casi il governo, anche per provare a velocizzare il voto, aveva accolto una piccola parte delle proposte di modifica presentate dall’opposizione (mentre in altri casi le ha accolte “con raccomandazione”, cioè con invito a modificare il testo).

Dopo un’iniziale apertura sul tema del pluralismo dell’informazione, con l’ordine del giorno presentato dagli esponenti del Pd Michele Anzaldi, Anna Ascani e Flavia Piccoli Nardelli, per rivedere le norme sui tagli all’editoria (riduzione progressiva dei fondi dal prossimo anno fino all’azzeramento dei finanziamenti nel 2022) contenuti nella manovra, il governo ha però cambiato idea dando parere contrario sull’ordine del giorno del Pd.

La polemica sul Blog delle Stelle

Ma è il ruolo del Parlamento nell’approvazione di questa travagliata legge ad avere scatenato nuove polemiche in aula, quando sul “Blog delle Stelle” – quello ufficiale del MS5 – era comparso un post (non firmato) dal titolo “Siamo sotto attacco”, che paragonava l’attività delle opposizioni a quella dei terroristi. Dopo poche ore, il post è stato cancellato.

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Sollecitato dalle opposizioni, interviene sulla questione il presidente della Camera Roberto Fico: “Da presidente della Camera vi dico che la democrazia non è sotto attacco, che le opposizioni stanno facendo il loro lavoro, è loro diritto opporsi alla legge di bilancio e non c’è alcuna lobby”.