Vittoria Bussi e il sogno che non si può rimandare: le Olimpiadi di Tokyo 2020

Per chi ha iniziato la carriera sportiva a 25 anni, non è facile partecipare ai Giochi olimpici. “Allenarmi, gareggiare, essere professionista senza sponsor e squadra costa tantissimo. Spero di trovare i fondi per continuare a sognare”

I mesi invernali Bussi li passa a Palma diMaiorca. Non è una vacanza: si allena, da sola, in un buon velodromo a prezzi accessibili. Lei, il computer con il quale analizza da sola i suoi dati e studia la dieta e il telefono per comunicare con l’allenatore che la segue dai tempi di Oxford, il britannico Tom Kirk. “Ci sono tante cose da fare prima di arrivare alle olimpiadi di Tokyo 2020”, racconta la ciclista. “E tutto ha un costo: il cibo, gli affitti delle case a Palma e poi in montagna, il trasporto della bici, gli integratori, devo pensare a tutto io”. Bussi ha un solo sponsor che le dà una mano, ma nonbasta per coprire le spese degli allenamenti. La ciclista è anche la contabile di se stessa eha preparato un bilancio per riuscire ad arrivare a fine stagione. “Devo spingere, spingere al massimo per partecipare alle cronometro e far sì che i commissari della Nazionale mi convochino per i Giochi olimpici”.

Vittoria Bussi non è una leggenda che per completare il suo palmarès ha tentato il record dell’ora. In tanti hanno fatto così, lei no: “Nonostante l’impresa di Aguascalientes io resto una sconosciuta. Il mondo del ciclismo che conta non si è ancora accorto di me. Per giunta ho già 31 anni e la mia carriera è iniziata molto tardi. Devo pedalare, e ho bisogno di un sostegno economico che mi consenta di allenarmi al meglio. Devo pedalare forte perché adesso le Olimpiadi sono il mio sogno e non posso più rimandare”.

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