Un’altra pedalata per il sogno di Vittoria Bussi: convocata in Nazionale per il Mondiale

È la prima volta per la ciclista “adottata” da Open: «Sento di potercela fare, adesso bisogna pedalare, pedalare, pedalare»

Potrebbe essere l’ultimo passo, quello fondamentale, prima di tagliare il traguardo che Vittoria Bussi insegue da tempo: la convocazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020. «Dopo gli Europei, ho avuto un bellissimo incontro con il Ct della Nazionale femminile Dino Savoldi», racconta la ciclista ad Open, che ha scelto, da subito, di credere in lei. Ha da poco saputo che parteciperà con le azzurre al Mondiale in programma in Gran Bretagna, il prossimo 24 settembre.

«Sarà un’esperienza totalmente nuova per me, non c’entrerà nulla con il record dell’ora. In ottica delle Olimpiadi di Tokyo, l’entusiasmo è a mille: ho voglia di lavorare, di far bene, i margini per migliorare ci sono». È passato un anno da quando, sulla pista di Aguascalientes in Messico, Bussi si consacrava come la donna più veloce del mondo in bici. Di lì, la voglia di ritagliarsi un posto in Nazionale nella specialità della cronometro individuale.

Prima della convocazione

Con Savoldi, «abbiamo discusso su un progetto per il futuro, nell’ottica di diventare competitivi a livello internazionale. Il che significa, visto che sono arrivata 11esima agli Europei, lavorare con del metodo e con esperti della Federazione ciclistica italiana. Durante questa conversazione, il Ct mi ha affidato a Fabrizio Tacchino, che mi ha seguito da subito dopo l’Europeo».

Così, sono iniziati gli allenamenti sotto l’egida della Federazione: «In un mese di lavoro con il professor Tacchino si è fatto tantissimo: il Ct Savoldi ha notato la crescita che c’è stata e, studiati i margini di miglioramento, ha deciso di darmi la possibilità del Mondiale».

La gara in Gran Bretagna

Il 24 settembre, all’esordio in un Mondiale, Vittoria dovrà percorrere 32,5 chilometri: «È un percorso totalmente diverso da quello dell’Europeo. Non si tratta di un tragitto completamente piatto. Soprattutto nella seconda parte, ci sono tre salite impegnative e uno strappo finale. Ci siamo allenati in quest’ultimo mese su percorsi simili».

È passato il periodo in cui ha dovuto allenarsi, da sola, tra mille sacrifici e con il solo aiuto del suo compagno. «Il rapporto con lo staff della Nazionale è cresciuto, si è fortificato: essere sotto la loro ala mi dà una forza che prima non avevo. Sento di potercela fare, adesso bisogna pedalare, pedalare, pedalare».

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