Vittoria Bussi, da ricercatrice di Oxford a ciclista professionista: “È la mia redenzione”

di Felice Florio

Vittoria Bussi ha iniziato tardi a fare ciclismo. “Dopo la morte di mio padre, ho ritrovato il senso della vita nello sport. Da piccola, ogni giorno, andavamo insieme ad allenarci un paio d’ore alle terme di Caracalla”.

Cambiare la propria vita, a venticinque anni, con una pedalata. E poi un’altra, un’altra ancora, costante e scientifica nei movimenti e nel calcolo delle energie. Per andare sempre più veloce, perché solo quando perdi una persona cara ti rendi conto che il tempo è davvero limitato.

   

“Bisogna avere il coraggio di alzarsi la mattina e pensare che il momento per essere felici è adesso, non si può aspettare che le soddisfazioni arrivino da sole”. E per Vittoria Bussi, a venticinque anni, non erano più il dottorato in matematica a Oxford o la carriera accademica i sogni a cui tendere. Lo sport, il ciclismo era la sua redenzione.

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