Gilet gialli, Mathieu Blavier: “Siamo pacifisti, ma il governo provoca”

Uno studente francese che ha aderito al movimento di protesta spiega perché le concessioni del presidente Macron non bastano

Le proteste in Francia ormai vanno avanti da quasi due mesi e non danno segno di arrestarsi. Le manifestazioni pacifiche di sabato mattina a Parigisono state seguite da una serie di scontri tra manifestanti e polizia. All'uso di lacrimogeni su un ponte che porta all'Assemblea Nazionale, i manifestanti hanno risposto sfondando le porte del ministero per i Rapporti con il Parlamento.


OPEN ne ha parlato con MathieuBlavier, uno studente di giurisprudenza di 22 anni che da diverse settimane partecipa alleproteste, spintodallafrustrazione per le difficile condizioni di vita di molti francesi e dalla rabbia nei confronti del governo che, dopo le concessioni di dicembre, ha alzato la voce con i manifestanti.

Lei era tra i manifestanti sabato?

«Sì. La situazione è molto complicata perché siamo di fronte aun governo che non riesce a rendersi conto delledifficoltà in cui viviamo. In Francia stiamo diventando sempre più poveri, abbiamo sempre più difficoltà a permetterci il cibo o dei semplici svaghi».

Il governo vi ha dato ragione. Dopo le prime proteste,Emmanuel Macron ha deciso di bloccare l’aumento delle tasse sul carburante. Perché siete tornati a manifestare?

«Il governo provoca i manifestanti. E così alcuni manifestanti diventano sempre più violenti. Non giustifico la violenza, sia chiaro, perché fa male alla Repubblica. Ma le provocazioni sono pericolose».

Mi può fare un esempio?

«Le continue dichiarazioni in televisione o sui social media che provocano il popolo, denigrandolo. Un esempio è stato l'arresto di Eric Drouet (uno dei capi dei gilets jaunes, ndr)mentre andava al ristorante. Una decisione che non si spiega, visto che non ha commesso reati. È stato come accendere una miccia».

La violenza degli ultimi giorni è dovuta soprattutto a questo?

«Noi siamo pacifisti. Il lancio di lacrimogeni da parte della polizia ha fatto innervosire molte persone. Sappiamo come funziona: la violenza provoca altra violenza. Poi c’è da dire che tra i manifestanti si sono infiltrati anche dei violenti. Non sono gilets jaunes. Credo che siano stati loro a prendere di mira le Compagnies Républicaines de Sécurité (CRS)».

Hanno una connotazione politica?

«No, per nulla. Aggiungo: credo che non siano stati i gilets jaunes a prendere di mira il Ministero».

Cosa rispondete a chi dice che state ostacolando importanti riforme ambientali?

«Noi abbiamo a cuore i temi ambientali. Ma le riforme sono fatte male. Non si può chiedere al popolo di passare ai veicoli elettrici quando non si fanno le piste ciclabili e i materiali usati per fare le batterie sono costruite da bambini in Cina o nei Paesi africani in condizioni terribili. Non possono essere soprattutto i poveri a rimetterci».

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