I politici americani non potranno più bloccare i commenti sui social

Una sentenza della quarta Corte d’Appello degli Stati Uniti ha stabilito che, in base al Primo Emendamento, impedire il commento a un cittadino su Facebook e Twitter lede il diritto di espressione e di critica 

I politici, almeno negli Stati Uniti, non possono bloccare i cittadini che postano commenti critici sotto alle loro pagine, anche quelle private.  Lo ha stabilito una sentenza della quarta Corte d'appello chiamata a giudicare il caso di Davinson contro Randall: la presidente del consiglio dei supervisori della contea di Loudoun, Phyllis Randall, era stata denunciata dal concittadino Brian Davidson, che la accusava di aver leso i suoi diritti costituzionali, in particolare di aver calpestato il Primo Emendamento, quello che stabilisce il diritto alla libertà d'espressione.


Il caso

Ma cosa era successo? Brian Davidson aveva postato un commento decisamente critico a un post della Davidson denunciando la corruzione da parte del consiglio scolastico della contea di Loudoun, colpevole, secondo Davidson, di conflitti di interessi. Randall ha prontamente cancellato l'intero post, incluso il commento, e bloccato Davidson per 12 ore. Durante questo periodo, Davidson non ha potuto commentare i contenuti condivisi sulla pagina o inviarle messaggi privati.

Un tribunale distrettuale federale si è pronunciato a favore di Davidson, ritenendo che Randall avesse leso i diritti del querelante. La corte ha spiegato che "la soppressione del commento critico nei confronti degli eletti è la forma per antonomasia di discriminazione da cui protegge il Primo Emendamento". Randall ha quindi "commesso un peccato capitale contro il Primo Emendamento" e gli è stato ordinato di non bloccare mai più i commenti critici sulla sua pagina Facebook.

La sentenza

La quarta Corte d'appello ha confermato la sentenza stabilendo che "la decisione di Randall di vietare Davison di accusarla di corruzione nell'ambito della sua attività amministrativa costituisce di fatto una discriminazione del punto di vista". Ancora peggio, Randall si è impegnato in questa discriminazione su una pagina di Facebook che lei stessa ha convertito in un "forum pubblico". Come sa ogni fan di Legal drama, le sentenze di questo tipo fanno giurisprudenza e precedente: ciò vuol dire che da oggi in poi, ogni cittadino che verrà bloccato sui social network da un politico potrà appellarsi alla sentenza Davinson contro Randall e se verrà riconosciuta la conformità con il caso al politico verrà impedito di farlo nuovamente.

Il forum pubblico

L'aspetto interessante della vicenda è che la Corte abbia deciso di censurare il comportamento del politico proprio perché aveva utilizzato la propria pagina Facebook come un luogo di discussione politica: facendo ciò l'aveva trasformato in un luogo pubblico di dibattito, dove secondo i principi costituzionale americani, un legislatore non può eludere il diritto di critica. Anche nel caso di offese o insulti il politico non ha diritto mettere il bavaglio al cittadino, ma, nel caso, deve ricorre per tutelarsi alle leggi che proteggono dalla diffamazione. 

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