Tav: lo scontro si sposta in Parlamento. La guerra delle mozioni

Tre mozioni, una a firma Pd, una Lega e una terza di Forza Italia. L’opposizione chiede al governo una soluzione parlamentare alla vicenda contando sulla maggioranza Sì-Tav in aula. Ma il governo stoppa la calendarizzazione della discussione aspettando l’analisi del documento sui costi benefici

L’ex premier Matteo Renzi nella giornata di domenica 13 gennaio, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, ha bocciato l’ipotesi di un referendum sulla Tav. La proposta avanzata da Matteo Salvini punta a superare le divergenze all’interno del governo gialloverde attraverso il voto popolare.


Anche in Parlamento c’è una netta maggioranza Sì-Tav. L’ipotesi referendum era già stata avanzata nei mesi scorsi da Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte, storicamente vicino a Renzi.

Ma oggi la linea Alta Velocità Torino-Lione ha superato i confini dello scontro fra ambientalisti e sostenitori dello sviluppo delle infrastrutture: è diventato uno dei temi di attrito fra Lega e 5 Stelle in cui l’opposizione, in particolare il Partito Democratico, cerca di inserirsi per evidenziare le contraddizioni in seno al governo.

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