L’attacco di Palazzo Chigi: «Sea Watch voleva salvare i migranti o richiamare l’attenzione dei media?»

di Redazione

Nella nota del governo: «Già da ora l’Italia si rende disponibile, una volta riconosciuta la giurisdizione olandese, a offrire un corridoio umanitario al fine di consentire un trasferimento dei migranti verso l’Olanda»

La nave dell'ong battente bandiera olandese resta ancorata davanti al porto di Siracusa con 47 migranti a bordo, di cui 13 minori. «Il caso Sea Watch è all'attenzione della Corte europea dei diritti dell'uomo», si legge in una nota pubblicata dal governo lunedì 28 gennaio, «e l'Italia ritiene che la giurisdizione appartenga all'Olanda, in quanto Paese di bandiera della nave che ha effettuato il salvataggio in acque internazionali. Pertanto domani l'Italia depositerà una memoria davanti alla Corte, con la quale farà valere la giurisdizione olandese, contestando la propria legittimazione passiva». Da palazzo Chigi, dunque, fanno sapere che c'è l'intenzione di sollevare il caso davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

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Nella giornata in cui Maurizio Martina e Matteo Orfini, parlamentari del Partito Democratico, sono saliti a bordo dell'imbarcazione e per questo indagati dalla magistratura, arriva la conferma della linea del governo: «Si constata la temeraria condotta della Sea Watch che, in condizioni di mare mosso, anziché trovare riparo sulla costa tunisina distante circa 40 miglia, universalmente considerata porto sicuro, si è avventurata in una traversata di centinaia di miglia mettendo a rischio l'incolumità dei migranti a bordo». Infine, il dubbio, retorico, del governo: «Rimane un quesito, l'obiettivo della Sea Watch era salvare i naufraghi oppure creare un caso internazionale richiamando l'attenzione dei mass media?».

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«L'Olanda ha detto a Sea Watch che avrebbe valutato se la Tunisia poteva essere un porto rifugio. L'Olanda ha quindi richiesto alle autorità tunisine di verificare questa possibilità ma non ha mai ricevuto risposta a questa richiesta», è la risposta della ong su Twitter all'accusa che circolava anche prima della nota firmata da Palazzo Chigi. Giorgia Linardi, portavoce italiana dell'organizzazione, ha voluto ricostruire in un video tutte le fasi che hanno portato la nave davanti alla costa siracusana: «Vogliamo chiarire in tutta trasparenza. Sea Watch ha contattato autonomamente l'Olanda che, a sua volta, ha chiesto a Mrcc Italia e a Mrcc Malta di fornire un porto sicuro».

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Le autorità olandesi, sempre secondo la Ong, hanno poi ricevuto una risposta da Roma «in cui si diceva che Lampedusa, che era il porto sicuro più vicino rispetto alla nave, non era un porto sicuro a causa del ciclone che si stava per abbattere sul Mediterraneo». A quel punto, prosegue Linardi, «l'Olanda ha detto a Sea Watch che avrebbe valutato se la Tunisia poteva essere un porto dove rifugiarsi: ha richiesto a Tunisi di verificare questa possibilità ma non ha mai ricevuto risposta e neanche Sea Watch ha ricevuto più risposta dall'Olanda». A questo punto, conclude, il capitano ha deciso di puntare verso nord, «in quanto era la rotta meno vessatoria per le persone a bordo visto il peggioramento delle condizioni meteo».