Le accuse di Giorgia Meloni e gli interessi francesi sul bombardamento in Libia. Ecco i fatti

di David Puente
Le accuse di Giorgia Meloni e gli interessi francesi sul bombardamento in Libia. Ecco i fatti

La leader di Fdi mostra una email del 2011 per dimostrare gli interessi economici della Francia nel bombardamento della Libia e afferma: «Il casino che noi abbiamo sull’immigrazione parte proprio da qui». Tra i responsabili c’è anche lei

Il 24 gennaio 2019, Giorgia Meloni pubblica un video dove invita il ministro Luigi Di Maio a convocare l’ambasciatore francese per chiedere conto di un documento: un’email ricevuta da Hillary Clinton il 2 aprile 2011, dove si fa riferimento all’intenzione di Gheddafi di sostituire il Franco Cfa con una nuova valuta. Secondo la leader di Fratelli d’Italia, questa sarebbe la causa del bombardamento della Francia sulla Libia e l’omicidio di Gheddafi. 

Non è la prima volta che Meloni mostra questa email: ne aveva parlato pubblicamente il 22 gennaio ospite di Myrta Merlino a L’aria che tira, su La7, affermando che «il casino che noi abbiamo sull'immigrazione parte proprio da qui». La leader di Fratelli d'Italia dimentica però di dire che lei stessa votò a favore della mozione Cicchitto (Pdl), a sostegno della partecipazione all’intervento internazionale. Tra le motivazioni presentate dagli esponenti dell’allora governo Berlusconi c’era anche quella economica.

La risoluzione Cicchitto (Pdl)

Ecco le parti interessanti della risoluzione 6/00071 con primo firmatario Cicchitto, seguito dai deputati Reguzzoni e Stefani della Lega, Corsaro del Pdl e Scilipoti di Iniziativa responsabile:

in questo quadro la partecipazione dell'Italia all'intervento internazionale non poteva mancare. Essa è stata motivata dalla reciproca fedeltà e fondamentale comunanza di principi che lega l'Italia ai nostri alleati storici impegnati sullo stesso fronte, dal rispetto che essa nutre nei confronti dei consessi multilaterali di cui fa parte, dalle particolari condizioni geografiche, storiche, economiche e politiche che vedono un primario interesse del nostro Paese nel tutelare la stabilità dell'area mediterranea;

Non solo, nelle dichiarazioni di voto, Cicchitto aveva dichiarato quanto segue:

Il terzo punto consiste nel tutelare anche gli interessi economici dell'Italia. Se lo fa la Francia non capisco perché non dobbiamo farlo noi (applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Iniziativa Responsabile).

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Resoconto stenografico Camera dei Deputati |La dichiarazione di voto di Fabrizio Cicchito dove parla degli interessi economici dell'Italia.

I voti di Giorgia Meloni (Pdl)

In quel periodo Giorgia Meloni faceva parte del partito di Silvio Berlusconi, il Popolo delle Libertà, ed era presidente del movimento politico giovanile del suo partito, Giovane Italia. Eletta in Parlamento nel 2008, il 24 marzo 2011 prese parte a tre votazioni in aula, tutte riguardanti l’intervento in Libia da parte del nostro Paese. Il primo voto favorevole da parte dell'attuale leader di Fratelli d'Italia, riguarda proprio la risoluzione Cicchitto.

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Camera dei Deputati |I voti di Giorgia Meloni del 24 marzo 2011 per l'intervento in Libia.

Il secondo voto, anche questo favorevole, riguarda la risoluzione 6/00072 di Dario Franceschini (Pd), che impegnava il governo Berlusconi alla concessione delle basi militari sul territorio nazionale (furono utilizzate le basi di Trapani, Sigonella, Gioia del Colle, Capodichino, Decimomannu, Aviano e Pantelleria). Il terzo voto, contrario, riguarda la risoluzione 6/00073 a firma Matteo Mecacci (Pd), che impegnava il governo a fornire assistenza a coloro che fuggono via mare verso l’Italia, coordinando con gli alleati europei la distribuzione straordinaria dei migranti, in deroga alla convenzione di Dublino del 1990.

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L'email mostrata a La7 da Giorgia Meloni.

Le email a Hillary Clinton

Il documento mostrato da Giorgia Meloni fa parte di un blocco di 3 mila conversazioni pubblicate il 31 dicembre 2015 dal dipartimento di Stato su ordine del tribunale americano. Il mittente dell'email inviata a Hillary Clinton era il suo assistente, Sidney Blumenthal, una figura controversa, ritenuta non attendibile dai diplomatici di alto grado in Libia e a Washington. Ecco cosa scrive il New York Times in un articolo del 18 maggio 2015, prima della pubblicazione del dipartimento di Stato americano:

Mr. Gowdy’s chief interest, according to people briefed on the inquiry, is a series of memos that Mr. Blumenthal — who was not an employee of the State Department — wrote to Mrs. Clinton about events unfolding in Libya before and after the death of Col. Muammar el-Qaddafi. According to emails obtained by The New York Times, Mrs. Clinton, who was secretary of state at the time, took Mr. Blumenthal’s advice seriously, forwarding his memos to senior diplomatic officials in Libya and Washington and at times asking them to respond. Mrs. Clinton continued to pass around his memos even after other senior diplomats concluded that Mr. Blumenthal’s assessments were often unreliable.

Sidney Blumenthal non era affatto l'assistente di Hillary Clinton al Dipartimento di Stato, bensì dipendente prima e consulente poi della Fondazione Clinton. Rahm Emanuel, responsabile dello staff di Barack Obama, aveva bloccato la sua assunzione come dipendente governativo agli ordini della Clinton. Secondo il New York Times, la Libia era un territorio nell’interesse personale di Sidney Blumenthal, e non è chiaro se Hillary ne fosse a conoscenza.

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L'email a Hillary Clinton citata da Giorgia Meloni.

Blumenthal non forniva informazioni sulle sue fonti, al massimo citava “fonti anonime” o un generico “esperti”. Nonostante ciò, la Clinton si fidava del suo vecchio amico, nonché senior advisor del marito durante gli anni della presidenza e inoltrava i suoi suggerimenti e consigli allo staff del Dipartimento di Stato. Secondo quanto riportato da Vice, che ha interpellato l’ex diplomatico francese in Libia, Patrick Haimzadeh, i piani del generale Gheddafi erano noti all’allora Presidente Nicolas Sarkozy dopo la sua decisione di intervenire nel Paese africano:

It was, however, well known in Libya watcher circles that Gaddafi had some designs to start his own monetary system. "Qaddafi had plans to establish a Pan-African currency. But in my opinion, that is not what triggered the decision to intervene in Libya," explained Haimzadeh. "Sarkozy decided to intervene as early as February 21," long before Gaddafi's plans became known. For Haimzadeh, the timeline just doesn't add up.

Gli interessi di Nicolas Sarkozy

Se si vogliono cercare interessi economici francesi per l’attacco alla Libia bisognerà attendere la conclusione dell' iniziativa giudiziaria a carico dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. I magistrati francesi lo hanno incriminato per aver ricevuto finanziamenti elettorali dal Governo libico guidato da Gheddafi. Per questo motivo il 14 luglio 2014 Sarko fu posto in stato di fermo e successivamente, nel marzo 2018, arrestato per poi essere rilasciato dopo 25 ore.

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Ansa |Incontro tra Sarkozy e Gheddafi nel 2007.

Secondo la ricostruzione di Formiche.net, nel 2007 il generale libico avrebbe firmato diversi accordi con i francesi – alcuni smentiti e poi ammessi dall’ex presidente francese – per poi non onorarli, preferendo rispettare il trattato italo-libico «grazie al quale intasca assegni annuali per 250 milioni di dollari da spendere in opere infrastrutturali, a tutto beneficio delle imprese italiane».