Sea Watch: «Ecco perché la Corte europea dei diritti dell’uomo ci ha dato ragione»

di Francesca Martelli

Mentre la Sea Watch resta ormeggiata al porto di Catania, dopo lo sbarco dei 47 migranti il 31 gennaio, il team legale che ha sostenuto l'Ong spiega il ricorso d'urgenza presentato alla Cedu (Corte europea dei diritti dell'uomo). «Lo abbiamo fatto il 25 gennaio, basandoci sull'articolo 40 del regolamento. La decisione è arrivata il 29 gennaio: la Cedu ha stabilito che si dovesse ad esempio nominare un tutore per i minori presenti. La sera successiva la situazione si è sbloccata» spiega Lucia Gennari, avvocato del team Mediterranea. «Se ci dovesse essere un accanimento nei nostri confronti, perché di questo stiamo parlando, lo tratteremo. Saremmo curiosi di vedere quale sarebbe il significato di simili ispezioni su tutte le navi intorno alla Sea Watch» ha spiegato Giorgia Linardi (portavoce della Ong) a margine della conferenza stampa organizzata a Montecitorio. Nei giorni scorsi numerosi esponenti politici, tra cui il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, avevano insinuato ci fossero delle irregolarità in seguito alla classificazione dell'imbarcazione.