Caso Anac, Raffaele Cantone: «Non lascio l’incarico»

di Charlotte Matteini

Il presidente dell’Autorità anticorruzione ha confermato comunque di aver presentato la propria candidatura per incarichi direttivi in tre Procure.

No, Raffaele Cantone non lascerà la presidenza dell'Autorità Anti-corruzione. A dichiararlo è stato lui stesso con una nota stampa diramata dall'Anac. «In merito ad alcune ricostruzioni di stampa, alcune delle quali mi attribuiscono concetti fuorvianti e parole che non ho mai pronunciato, tengo a precisare di aver presentato domanda al CSM per incarichi direttivi presso le Procure della Repubblica di Perugia, Torre Annunziata e Frosinone la settimana scorsa, dopo una lunga valutazione di carattere squisitamente personale. Sapendo che i tempi del Consiglio superiore della magistratura non sarebbero stati brevi, era mia intenzione informare quanto prima gli esponenti dell’esecutivo con cui più intensa è stata la collaborazione istituzionale in questi mesi. Ieri sera, appena la notizia è divenuta di dominio pubblico, ho chiesto immediatamente appuntamento al Presidente del Consiglio e ai Ministri dell’Interno e della Giustizia, ai quali esporrò nei prossimi giorni le mie motivazioni. Resta inteso, ovviamente, che non ho alcuna intenzione di dimettermi da Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, come riportato da alcuni organi di stampa, tanto più che l’esito della deliberazione del CSM non è affatto scontato», si legge nella comunicazione.

La notizia delle presunte dimissioni del presidente dell'Anac è stata diffusa nella serata del 5 febbraio dall'agenzia di stampa Ansa. A distanza di qualche ora, però, è arrivata la smentita del diretto interessato. Raffaele Cantone, dunque, rimarrà a capo dell'Autorità Anti-corruzione, molto probabilmente, a questo punto, fino a fine mandato, in scadenza nel 2020. Il magistrato era stato nominato alla presidenza dell'Anac nel 2014 durante gli anni dell'esecutivo Renzi. Nel corso di questi mesi, sono stati numerosi gli screzi con il governo Conte: dal codice degli appalti, che il vicepremier Matteo Salvini vorrebbe riformare praticamente in toto, fino alla riforma della prescrizione, il presidente dell'Anac non ha mancato di sottolineare a più riprese l'inadeguatezza di alcune norme sponsorizzate o approvate dall'esecutivo. Nonostante ciò, però, sembra ormai chiaro che non ha alcuna intenzione di lasciare la presidenza dell'Autorità, men che meno per cause politiche.