Casco obbligatorio e strade contromano. Cosa pensano i ciclisti del nuovo codice della strada?

L’obbligo di casco per chi va in bicicletta, invece, viene visto come «l’arma di sterminio perfetta per uno sviluppo della ciclabilità»

Arriva il nuovo codice della strada, e tante sono le novità per i ciclisti. «Positive e negative», commenta Paolo Bellino, uno dei coordinatori di Salvaiciclisti, un movimento che riunisce ormai da anni attivisti della ciclabili in tutta Italia. Senso unico tranne che per le biciclette, «caselle avanzate» (o «case avanzate», ovvero quella che la proposta di legge definisce «striscia di arresto avanzata» che permette ai ciclisti di superare le colonne di auto ferme agli incroci o ai semafori) e preferenziali aperte anche alle due ruote «sono una ratifica dell'esistente», dice Bellino a Open. «Benvenuta di certo, ma è la foto dell'oggi scattata dal fotografo ufficiale».

In strade larghe e col traffico giusto «noi ciclisti urbani andiamo già contromano», conferma Massimiliano, "biciclettaro" del Rione Monti a Roma. «È qualcosa che in alcuni casi regolamenta addirittura la velocità degli automobilisti», aggiunge. Una regola già presente in tanti paesi d'Europa, «che porta facilitazioni, oltre a ridurre le distanze per chi sceglie di muoversi in bicicletta: non espone nessuno a pericolo. Basta indicarlo, e non vedo l'ora che accada». E lo stesso dicasi, a detta dei ciclisti, per le preferenziali oggi riservate a taxi e bus e un domani percorribili a norma di codice della strada dalle bici come già di fatto spesso accade.

Ma una novità negativa c'è, secondo Bellino, già bike manager della giunta Raggi e attivista da anni: quella dell'obbligo di casco contenuto nel progetto di legge 777 firmato da circa 45 parlamentari della Lega. «È l'arma di sterminio perfetta di uno sviluppo della ciclabilità», dice Bellino. «Per la sicurezza serve stare lontani dagli sportelli delle macchine, per esempio: e in quel caso, pericolosissimo, ti distruggi le mani». Ma i caschi per bici «sono omologati a 25 km/h: ovvero per quando al massimo si cade da soli. Per tutto il resto il pericolo è costituito dalle auto. D'altro canto è un obbligo che non esiste in quasi nessun altro Paese». E «scoraggia l'utilizzo della bicicletta: lo dicono i dati».

Il ciclista «deve essere libero di scegliere come proteggersi», gli fa eco Massimiliano. La bicicletta «è un mezzo pericoloso perché ci sono mezzi pericolosi intorno. Gli impatti che un ciclista si procura da solo sono di portata ridotta. Obbligare al casco è come obbligare tutti a vestire un giubbotto antiproiettile perché c'è gente armata che gira in città. Il problema è disarmare e vivere felici, no? Io uso il casco, i miei clienti lo acquistano sempre più, può proteggere ma deve restare una scelta ragionata: l'obbligo serve a fare abbassare il livello di guardia».

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