L’Afghanistan delle donne, intervista a Selay Ghaffar: «Combatto per l’istruzione rischiando la vita»

Portavoce del Partito della Solidarietà, la sua storia è stata immortalata dal documentario della regista italiana Benedetta Argentieri. Attivista e politica, ha raccontato a Open la sua battaglia 

Villaggio dopo villaggio Selay Ghaffar sta trasformando l'Afghanistan. Una donna alla volta: una rivoluzione che si combatte con libri e matite. La sua storia è diventato un film documentario diretto dalla regista Benedetta Argentieri che in I am the Revolution racconta le vicende di tre Paesi e tre donne diverse: Afghanistan, Siria e Iraq. La storia di Ghaffar accomuna quelle di tanti profughi, rifugiati che spinti da guerre e catastrofi hanno dovuto abbandonare il loro Paese. «Con i miei genitori ho lasciato l'Afghanistan nel 1983, pochi mesi dopo la mia nascita, durante l'invasione sovietica», mi racconta nel nostro incontro milanese. Selay Ghaffar è tante cose: un'attivista, una politica, ma è prima di tutto una donna.

Una sciarpa rosa, occhi neri profondi e lunghi capelli corvini. Il suo sguardo alla telecamera rivela una vita segnata dalla sofferenza, i suoi occhi dicono tutto: coraggiosi ma con un filo di malinconia e tristezza. Il suo Paese è in guerra da quarantanni, prima i russi, poi le lotte di potere da gruppi rivali che hanno portato al governo i Talebani, infine nel 2001 l'invasione americana seguita all'attentato dell'11 settembre. «Sono nata in una famiglia di intellettuali, sono cresciuta in un ambiente che mi ha spinto a pensare al benessere degli altri», mi confessa Ghaffar, che fin da piccola non ha mai perso tempo. La sua vita al servizio degli altri è cominciata molto presto, quando aveva appena 14 anni.

L'Afghanistan delle donne, intervista a Selay Ghaffar: «Combatto per l'istruzione rischiando la vita» foto 1

Scene dal film I am the Revolution

Giovanissima diventa presidente dell'organizzazione per l'Assistenza umanitaria per le donne e i bambini dell'Afghanistan (HAWCA) e nel 2004 insieme ad altri attivisti fonda il Partito della Solidarietà. Da anni viaggia negli angoli più remoti del Paese per portare istruzione e protezione alle donne che, a più di dieci anni dalla formale sconfitta dei talebani, vivono in una condizione di emarginazione. E proprio sugli accordi di pace avviati dagli Stati Uniti con il gruppo estremista Selay Ghaffar non ha dubbi: «Porteranno a un ulteriore spargimento di sangue, potrebbe essere il periodo peggiore che il popolo afgano ha mai visto». Sono molte le zone del Paese ancora sotto il controllo del gruppo fondato negli anni '90 dal fondamentalista islamico e politico afgano Mullah Omar, anche Emiro dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan dal 1996 al 2001.

«Molte donne non hanno nemmeno accesso a un'ostetrica, muoiono durante il parto. Non possono curarsi». L'Afghanistan è uno dei Paesi peggiori al mondo dove essere nate donne. Il 66% delle ragazze tra i 12 e i 15 anni non va a scuola. Solo il 37% del totale delle ragazze e donne afgane ha mai ricevuto un'istruzione. Inoltre tra il 60 e l’80% delle afghane sono costrette dalle famiglie a sposarsi contro il loro volere. Secondo Action Aid, circa il 70% delle donne subiscono violenze, spesso all'interno del nucleo familiare. Ma nonostante questo Selay non si abbatte:«Non siamo più vittime, ci sono movimenti femminile, donne pronte a mettere a repentaglio la loro vita per i loro diritti».

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