La bufala dei 60 intossicati per tracce di carne di topo ed escrementi nei kebab di Milano

di David Puente

Prima di condividere notizie allarmanti su presunte operazioni dei Nas, dove non si riportano né date né fonti a supporto riflettete, non vale la pena rendersi complici di narrazioni allarmanti se non sono dimostrate

L'undici febbraio 2019 un sito amatoriale chiamato TG News 24 pubblica un pezzo dal titolo «Tracce di topo e di escrementi nel kebab: oltre 60 intossicati» ottenendo oltre 40 mila condivisioni Facebook:

MILANO – Oltre 60 chiamate e relativi ricoveri, il mese scorso a Milano. Le chiamate al 118 erano di persone che accusavano gli stessi sintomi: vomito, diarrea, vertigini, forti dolori addominali. Hanno insospettito i NAS visto che la cosa in comune era che tutti avevano preso il kebab in un noto locale di via Paolo Sarpi a Milano.

I NAS dopo aver ispezionato il locale con condizioni igieniche pietose, hanno trovato aberranti rilevazioni dai risultati delle analisi di campioni di carne di kebab prelevati all’interno del locale: tracce di carne di topo ed escrementi.

I titolari sono stati denunciati per lesioni aggravate oltre a tutte le violazioni sulle norme igienico-sanitarie.

Non c'è alcun riscontro dai media, nazionali e locali. Se però cerchiamo riferimenti a degli interventi dei Carabinieri in via Paolo Sarpi troviamo un precedente che potrebbe aver ispirato questa narrazione, del resto la produzione di notizie false passa anche attraverso il riciclo di vecchie storie, in questo caso riguardanti dei locali cinesi nell'ambito della cosiddetta «operazione Natale sicuro» del 2014. Facciamo notare l'inconsistenza della narrazione presentata, priva di fonti che la supportino.

Precedenti narrazioni fasulle sul kebab

Il kebab e le ristorazioni che lo vendono si stanno diffondendo in tutte le città occidentali, noi non facciamo eccezione, così non è difficile vedere in circolazione bufale volte a screditarne l'attività. Troviamo nelle varie narrazioni diversi punti in comune, come la presenza di sostanze che generano subito un senso di repulsione, ad esempio le feci, o carne di animali che non fanno proprio parte della dieta a cui sono abituati gli occidentali: gettonatissimi i topi, i cani e gli immancabili gatti.

Spesso si usano come fonti notizie reali, ma totalmente decontestualizzate, sia per i tempi che per i luoghi. Per rendere la bufala più allarmante si correla alla storia anche il conteggio delle vittime, riportando cifre tonde, ricoverate in ospedali non meglio identificati. Su tutto regnano presunte contaminazioni batteriche, cavalcando l'onda del luogo comune, secondo cui i locali stranieri sarebbero meno igienici di quelli nostrani, mentre nella realtà sono soggetti tutti ai medesimi controlli periodici da parte delle autorità sanitarie.

Vi siete mai chiesti come mai costa così poco mangiare dai «kebabbari»? «Naturalmente perché impiegherebbero vari scarti e interiora, magari conservati nell'ammoniaca». Di tutto questo non c'è alcuna prova, ma l'importante è che si appaghino i pregiudizi dei potenziali lettori, i quali per qualche strana ragione non si porrebbero le stesse domande su altre catene di fast food, tanto meno sugli italianissimi venditori ambulanti di «street food», il cibo di strada.

Aggiornamento

I Nas ci confermano che l'operazione in via Paolo Sarpi a Milano non è mai avvenuta, nessun sequestro è stato effettuato nelle attività della zona nel periodo indicato.