Rete 5G, i servizi segreti italiani e il rischio spionaggio della Cina

di Valerio Berra
Rete 5G, i servizi segreti italiani e il rischio spionaggio della Cina

Il Copasir ha chiesto un’audizione al premier Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Al centro il ruolo delle aziende cinesi nelle costruzioni delle infrastrutture per la rete che rottamerà il 4G. Questa vicenda è solo il capitolo italiano di una guerra fredda più vasta che riguarda Usa e Huawei

Non è solo tecnologia. Non è solo politica. Sembrava fosse una questione tra Usa e Cina ma la guerra fredda della tecnologia che si sta combattendo tra questi due colossi è arrivata anche in Europa. Esattamente come quella iniziata dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Questa volta non ci sono muri che separano città o cortine di ferro. Ci sono frequenze, infrastrutture e una rete che invece di unire ancora di più il mondo sembra dividerlo.

Il Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha chiesto un'audizione al premier Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Il tema è il 5G, la rete superveloce che il prossimo anno dovrebbe sostituire il 4G, il sistema che usiamo ora sui nostri smartphone.

Una delle aziende protagoniste di questo processo in Italia dovrebbe essere Huawei, visto che ha già stretto accordi con Infratel, la società in house del ministero dello Sviluppo che si occupa di telecomunicazioni. Ed è proprio l'azienda cinese ad essere al centro della questione.

Il colloquio con i vertici dei servizi segreti

La richiesta del Copasir arriva dopo l'audizione di Luciano Carta, direttore dell'Aise. Un acronimo che sta per Agenzia informazioni e sicurezza esterna, i servizi segreti della Repubblica dedicata agli esteri.

Durante questo incontro, riporta l'agenzia Ansa, si è parlato proprio di 5G. I primi dubbi sono nati dai servizi di intelligence statunitensi che hanno messo in guardia gli alleati sul ruolo di Huawei nelle creazione delle reti 5G. A essere sotto i riflettori anche Zte, altra azienda cinese.

Rete 5G, i servizi segreti italiani e il rischio spionaggio della Cina foto 2

Meng Wanzhou, la figlia del fondatore di Huawei è stata arrestata in Canada su richiesta delle autorità americane

L'avvertimento riguarda i dati sensibili, affidando lo sviluppo di queste infrastrutture all'azienda di un Paese non alleato si mettono a rischio informazioni importanti per la sicurezza. L'Aise ha commentato scrivendo in una nota: «5G, intelligenza artificiale, internet delle cose sono da considerarsi, oltrechè straordinari volani di sviluppo, altrettanti appetibili contesti su cui si appuntano mire di dominio».

L'interrogazione della Lega per chiedere il golden power

Questa vicenda era già arrivata in Parlamento. Il 22 febbraio il deputato leghista Massimiliano Capitaino aveva presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere al governo di usare il golden power negli accordi con Huawei. In pratica si tratta della possibilità di bloccare un contratto in un settore ritenuto strategico per il Paese.

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Durante il Mobile World Congress di Barcellona Huawei ha lanciato il Mate X, primo smartphone pieghevole della compagnia

La richiesta di Capitaino, membro della commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, non è quella di troncare del tutto i legami con l'azienda ma almeno di analizzare meglio il contratto, come ha spiegato il deputato a Open: «Sappiamo che il nostro governo si sta già muovendo su questo tema. Con la nostra interrogazione vogliamo andare ancora più nei dettagli. Huawei è solo uno dei tanti partner che si possono scegliere per l'avventura del 5G».

La risposta di Huawei: «Siamo gli unici a poter realizzare il 5G»

Huawei ha scelto Barcellona per chiarire le sue posizioni su tutta questa vicenda. Durante il Mobile World Congress 2019 che si è tenuto nella capitale catalana a fine febbraio, l'amministratore delegato Guo Ping ha commentato le due inchieste statunitensi che riguardano la sua compagnia: «Non c’è nessuna prova. Non hanno in mano niente».

Poi è entrato nel merito della vicenda 5G, una questione che non tocca solo l'Italia, visto che per quanto riguarda le infrastrutture di rete il 35% della quota di mercato europea è in mano a Huawei: «Siamo l’unica compagnia a livello mondiale a poter creare una rete 5G su larga scala. Possiamo andare avanti anche senza la Ue, perché la Ue e le sue decisioni non rappresentano certo il mondo. Non possiamo pensare di lasciare la sicurezza delle infrastrutture in mano ai politici».