El Salvador, 10 anni in carcere per aver abortito: rilasciate tre donne

La Corte suprema ha ribaltato la sentenza definendola «sproporzionata e ingiusta». Erano state accusate di omicidio aggravato

In alcuni Paesi abortire è ancora un crimine. È il caso di El Salvador dove alla vigilia dell'8 marzo tre donne sono state rilasciate dopo aver passato dieci anni in carcere per aver abortito. La Corte suprema ha concesso a Alba Lorena Rodriguez, Maria del Transito Orellana e Cinthia Marcela Rodriguez una commutazione della pena e ha ordinato il loro immediato rilascio.

Alba Rodriguez era stata arrestata con l'accusa di omicidio aggravato dopo essere rimasta incinta in seguito a uno stupro e aver perso il bambino al quinto mese di gravidanza. Madre di due ragazze, ha potuto vedere le figlie di 11 e 14 anni solo ogni quindici giorni. Sia Maria Orellana che Cinthia Rodriguez stavano lavorando come addette delle pulizie e domestiche quando hanno avuto l'aborto.

Le tre donne erano state condannate a una pena di 30 anni, nonostante avessero sempre dichiarato di aver avuto un aborto spontaneo. «In tutti e tre i casi, la Corte ha riconosciuto che le donne avevano avuto avverse condizioni economiche, sociali e familiari e che le sentenze erano sproporzionate e immorali», ha affermato la Foundation for Research on the Application of the Law.

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ANSA |Manifestazioni a Buenos Aires a favore della legalizzazione dell'aborto

Ma per tre donne liberate, altre continuano a rimanere dietro le sbarre. In El Salvador l'aborto è considerato illegale in qualsiasi circostanza, anche nei casi di stupro o malformazione del feto o dove vi siano rischi per la salute della madre.

Dal 1998 il Paese dell'America Centrale non prevede la possibilità di abortire, e dozzine di donne sono state condannate al carcere. La maggior parte delle donne dietro le sbarre provengono da comunità emarginate e hanno risorse limitate: non riescono a permettersi un avvocato, come nel caso delle tre donne rilasciate il sette marzo. 

In gran parte dell'America Latina l'aborto è ancora un tabù, come in Argentina dove le scorse settimane una bambina è stata costretta a partorire dopo essere stata vittima di uno stupro. La ragazzina undicenne era stata violentata dal compagno di 65 anni della nonna, a cui era stata affidata. Tolta alla madre perché il patrigno abusava delle sue due sorelle, la bambina era stata portata in ospedale dalla madre lo scorso 29 gennaio.

Una volta scoperta la gravidanza aveva chiesto che venisse applicato l'aborto, come previsto dalla legge del 1921, che permette la pratica proprio in casi di violenza sessuale. La richiesta poteva essere accettata nel giro di 48 ore, ma secondo alcuni organizzazioni femministe, le autorità di Tucumán avrebbero intenzionalmente ritardato la procedura. La bambina, lo scorso primo marzo, è stata sottoposta a un cesareo d'urgenza.