Brexit, May ha fretta: ignora la proroga di un anno e chiede di uscire a giugno

di Riccardo Liberatore
Brexit, May ha fretta: ignora la proroga di un anno e chiede di uscire a giugno

In una votazione notturna il 3 aprile la camera dei Comuni aveva approvato una proposta di legge che prevede un’estensione lunga sulla Brexit. Ma Theresa May non ci sta e chiede un’estensione breve

Il 3 aprile il parlamento britannico ha votato per prorogare la Brexit di un anno. La proposta di legge è passata alla camera dei Comuni con un solo voto di scarto (313 voti contro 312) e ora sarà esaminata dalla Camera dei Lord. I suoi sostenitori hanno già conquistato una serie di vittorie, ma la discussione si chiuderà lunedì 8 aprile. Adesso spetterebbe all'Unione europea approvare una seconda estensione. Il capo negoziatore Ue, Michel Barnier, aveva accolto con favore il dialogo tra il partito conservatore e quello laburista, aggiungendo che «è giunta l'ora delle decisioni». Ma Theresa May ha giocato di anticipo. 

In una lettera diretta al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk la premier britannica ha chiesto un'altra estensione breve fino al 30 giugno 2019, sfidando quindi la volontà del Parlamento. Nel farlo, May ha chiarito che qualora il Parlamento dovesse approvare il «withdrawal bill» – l'accordo per l'uscita – prima della scadenza, il Paese lascerà l'Unione europea in anticipo.

May ha anche spiegato che nel momento in cui la scadenza dovesse slittare a dopo le europee di fine maggio, come da lei richiesto, il Regno Unito si impegnerà a partecipare alle elezioni. Donald Tusk avrebbe ipotizzato invece un'estensione «flessibile» di un anno, con la possibilità di uscire prima del previsto nel casso del raggiungimento di un nuovo accordo.

Le votazioni degli ultimi giorni

Nelle ultime due settimane la camera dei Comuni ha bocciato per la terza volta l'accordo di Theresa May e affossato – in una serie di voti indicativi – diverse alternative all'accordo esistente per un totale di 12 voti contrari (8+4). Le proposte alternative andavano da un secondo referendum sulla Brexit all'ipotesi di un'unione doganale tra la Gran Bretagna e l'Unione europea. In precedenza la Camera aveva anche votato per evitare a tutti i costi un'uscita senza accordo – il "no deal" Brexit – ma la votazione non aveva un valore legale. 

Lunedì 2 aprile Theresa May ha annunciato alla Camera dei comuni l'intenzione di chiedere un'estensione breve – fino a maggio – all'Unione europea per avere più tempo per far approvare il suo accordo al Parlamento. May ha inoltre proposto al leader dei laburisti Jeremy Corbyn di collaborare con lei per rivedere il documento sul futuro rapporto tra l'Unione europea e la Gran Bretagna che accompagna il testo dell'accordo (che però non si tocca). Si tratta di un tentativo in extremis di superare lo stallo in Parlamento.

Gli scenari futuri

Come ricorda la stessa Theresa May nella lettera inviata a Donald Tusk, per il momento il Regno Unito dovrà lasciare l'Unione europea senza un accordo il 12 aprile. Tutto questo potrebbe cambiare nel momento in cui il prossimo 10 aprile il Consiglio Europeo dovesse decidere di accogliere la sua richiesta per un rinvio breve, o rilanciare con una proposta per un rinvio lungo. Nel momento in cui anche la camera dei Lord dovesse approvare la proposta di legge passata dalla camera dei Comuni per un rinvio lungo, il Governo dovrà fare i conti con il Parlamento.

Gli scenari possibili rimangono diversi: un'uscita senza accordo il 12 aprile, non del tutto scongiurata; un'estensione breve fino a giugno, con la possibilità che il Parlamento riesca ad approvare l'accordo in tempi più brevi ma, comunque, anche con l'ipotesi che il Regno Unito partecipi alle elezioni europee; infine un'estensione lunga di circa un anno, magari «flessibile» come ha indicato Donald Tusk. Con un'estensione lunga potrebbero succedere molte cose, da nuove elezioni Gran Bretagna, che potrebbero portare il laburisti al Governo, più propensi a una «soft Brexit», a un secondo referendum.