Caso Ruby, morta per «sostanze radioattive» una delle testimoni chiave del processo

di Redazione
Caso Ruby, morta per «sostanze radioattive» una delle testimoni chiave del processo

La procura di Milano ha avviato le indagini per la morte sospetta della teste del processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi: nel suo sangue «sostanze radioattive». Nel 2018, a proposito delle cene ad Arcore, parlò di riti satanici. E riferita all’ex premier: «Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio»

La Procura di Milano sta indagando per omicidio volontario sulla morte di Imane Fadil, la modella di origini marocchine di 34 anni testimone dell'accusa nei processi sul caso Ruby (nel processo Ruby bis) deceduta lo scorso primo marzo all'Humanitas dove era ricoverata da fine gennaio scorso. Lo ha riferito il procuratore di Milano Francesco Greco, spiegando anche che la giovane aveva detto ai suoi familiari e avvocati che temeva di essere stata avvelenata. Sul corpo è stata disposta l'autopsia. La causa della morte, secondo gli esiti delle analisi tossicologiche, sarebbe un  «mix di sostanze radioattive». 

Fadil era stata ricoverata all'Humanitas di Rozzano per una gravissima disfunzione del midollo osseo che aveva smesso di produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. Da quanto si è saputo, i medici nel cercare le cause di questa grave aplasia midollare avevano anche pensato ad un tumore, poi escluso. Ora l'autopsia dovrebbe chiarire cosa abbia aggredito il midollo e poi gli organi vitali, portando, nel giro di un mese, alla morte.

Fadil, che era stata parte civile nel processo Ruby bis sulle serate a luci rosse a casa di Silvio Berlusconi, di recente invece è stata esclusa dalla costituzione di parte civile nel processo Ruby ter. Dunque, al momento non aveva più un ruolo chiave nel dibattimento (le testimonianze date in passato restano tutte utilizzabili).

Da quanto è stato riferito, si è sentita male a casa di un amico, da cui viveva, a gennaio e poi il 29 dello stesso mese è stata ricoverata all'Humanitas di Rozzano, prima in terapia intensiva e poi in rianimazione. La giovane, già prima del ricovero, stando a quanto ha spiegato il procuratore Greco, accusava sintomi tipici da avvelenamento come mal di pancia, gonfiore e dolori al ventre. Mai nelle settimane in cui la ragazza era ricoverata e nemmeno il giorno della morte, l'ospedale ha comunicato alcunché alla magistratura, sebbene non siano state individuate le cause della morte e non ci sia una diagnosi certa sul decesso.

Nell'aprile del 2018 Fadil aveva dato una sua versione delle feste del cosiddetto "Bunga Bunga" nella residenza di Arcore: non sarebbero state solo a base di sesso, ma anche di satanismo, era il cuore del suo racconto: «Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio- aveva detto riferendosi a Berlusconi – Una sorta di setta, fatta di sole donne, decine e decine di femmine complici». Aveva poi chiosato: «Là dentro c’è il Male, io l’ho visto, c’è Lucifero».

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 Imane Fadil durante il processo Ruby

Nell'ambito dell'inchiesta coordinata dall'aggiunto Tiziana Siciliano, verosimilmente per omicidio data l'ipotesi di avvelenamento, gli inquirenti dovranno sentire anche i medici che non sono riusciti a salvarla. Inoltre hanno disposto gli accertamenti sul sangue rilevato alla giovane modella durante il ricovero ospedaliero e l'acquisizione di oggetti personali, documenti scritti e brogliacci di un libro che stava scrivendo e che conservava. Il fratello è già stato sentito in procura: era il suo confidente in questo ultimo periodo.

La procura ha saputo della morte della modella solo una settimana fa, dal legale della donna. Greco ha assicurato che verranno effettuati in tempi brevi «indagini approfondite perché in questo caso c'è stata una morte e quindi bisogna considerarla una vicenda seria». Sempre secondo la procura Fadil sarebbe morta dopo «un mese di agonia».