L’Ue ha stanziato 114 miliardi per il clima, ma gli Stati (primo tra tutti l’Italia) non sanno spenderli

I finanziamenti previsti dalla politica di coesione dell’Europa sono particolarmente ingenti per il nostro Paese. Eppure non siamo in grado di spenderli e veicolare le risorse verso investimenti sul territorio. Con il rischio di perdere 14 miliardi di euro se non partono nuovi progetti per il clima entro il 2020

Sono più di 100 le città italiane a manifestare per riportare l'attenzione sul cambiamento climatico. Seguendo le orme di Greta Thunberg, sedicenne svedese che ha iniziato il suo personale sciopero da scuola per riaccendere la luce sul tema, il movimento studentesco #FridaysforFuture si è trasformato in una protesta di scala mondiale.

E per Greta si parla già di Nobel per la pace. Ma va anche detto che alcuni Stati e organizzazioni internazionali stanno irrigidendo le normative e tentando di invertire la rotta erogando finanziamenti per chi si muove verso l'ecosostenibilità.

L'Unione europea è tra i principali sostenitori di questa politica: se resta critico il passaggio "dalle parole ai fatti", non si può negare che a livello europeo si è scelto di destinare, nella programmazione 2014-2020, 162 miliardi di euro per clima e ambiente: 114 miliardi stanziati tramite il budget dell'Unione e 48 miliardi cofinanziati dagli Stati membri.

L'Ue ha stanziato 114 miliardi per il clima, ma gli Stati (primo tra tutti l'Italia) non sanno spenderli foto 2

Come riporta il Sole 24 Ore, l'Italia è il principale beneficiario di queste risorse: 19 miliardi di euro a disposizione, seguita da Francia, Spagna, Polonia, Germania e Romania. Eppure, di tutti quei soldi disponibili per gli investimenti nelle infrastrutture, nella transizione verso un'economia a basse emissioni di CO2, nelle attività di sensibilizzazione, l'Italia ha speso poco più di 5,2 miliardi (il 28% del totale).

L'Ue ha stanziato 114 miliardi per il clima, ma gli Stati (primo tra tutti l'Italia) non sanno spenderli foto 1

Una vista del porto di Taranto

Ma sono quasi tutti gli Stati membri ad avere ritardi nella spesa: entro il 2020 sono circa 110 i miliardi da investire per non perdere i finanziamenti previsti dalla politica di coesione europea per governare il cambiamento climatico . Seppur è vero che la certificazione della spesa può essere postdatata fino al 2023, dando più tempo per veicolare a livello territoriale le risorse, come scrive Francesco Foglia, Youth Regional Ambassador a Bruxelles: «l'Italia conta il maggior numero di procedure di infrazione europee per violazione di norme ambientali (17 su un totale di 72)».

Abbiamo chiesto a Foglia se in Italia ci sono anche esempi positivi di interventi per governare il cambiamento climatico: «C'è da constatare che grazie alle risorse ben spese della politica di coesione, anche nel nostro Paese esistono progetti molto interessanti. A Montieri (Toscana), per esempio, è stato realizzato un impianto geotermico a emissioni zero, che trasporta il vapore utilizzandolo per il riscaldamento e l'acqua calda, a beneficio dell'ambiente e delle tasche dei consumatori. Anche dal punto di vista della cooperazione territoriale, l'Italia fa parte di un importante progetto (STREFOWA) contro lo spreco alimentare e l'utilizzo intelligente degli scarti, insieme ad altri partner di sei paesi».

«L'Italia, in base agli ultimi dati osservati, ha registrato nel 2017 un deficit energetico complessivo di 37.760,7 GWh, ciò significa che consuma più energia rispetto a quella che produce e quindi deve rivolgersi all'estero. Pertanto, appare assolutamente necessario, anche per ridurre la dipendenza energetica del Paese, investire risorse in ricerca e innovazione. Come ha fatto, peraltro, il Miur con il bando Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale finanziato con i fondi europei. Uno dei progetti ad elevato contenuto tecnologico finanziati, ComESto, si basa sull'utilizzo distribuito e capillare delle fonti rinnovabili».