La seduta notturna sul Decretone e il blitz (fallito) sulla tassa sulle colf

di Francesca Martelli

Sospetti incrociati tra Lega e 5 Stelle per la «riformulazione» di un emendamento che puntava a introdurre un’aliquota del 15% sui redditi dei lavoratori domestici

L'ultimo miglio per l'approvazione del Decretone in commissione Lavoro e Affari Sociali, che sarà discusso in aula a partire da lunedì 18 marzo, è stato piuttosto animato. Sono scattati applausi e cori di gioia – forse anche per la resistenza fisica dei deputati - alle 5.30 di questa mattina dopo una lunga seduta notturna. A un certo punto della notte tra le proposte di modifica al decreto (che contiene reddito di cittadinanza e Quota 100) che i deputati hanno esaminato, è spuntata quella di introdurre una tassa su colf e badanti. 

«A decorrere dal 1 settembre 2019 il reddito derivante da rapporti di lavoro domestico è assoggettato alla ritenuta alla fonte a titolo di acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche con l'aliquota del 15%» si legge nell'articolo 15 bis, presentato dalla maggioranza quasi come un dettaglio di poco conto, una «riformulazione» dell'emendamento presentato dal movimento 5 Stelle fino a quel momento privo di finanziamento.

L'opposizione inizia a protestare, e anche molti membri della maggioranza hanno delle perplessità su quella che sembra loro una vera e propria tassa. Arriva in aula anche il sottosegretario all'Economia Laura Castelli per provare a fare chiarezza. Ma chiarezza non c'è, così Elena Murelli, deputata leghista che in quel momento stava presiedendo la seduta decide di sospenderla. Iniziano i tweet critici di alcuni esponenti Pd presenti in commissione, come quello di Debora Serracchiani che scrive: «Questo arriva alle 2 di notte dal governo del cambiamento». 

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Alla ripresa della seduta nessun parlamentare della maggioranza difende più la tassa su colf e badanti e la proposta viene ritirata. Contattati a posteriori né lo staff della Lega né quello del Movimento 5 Stelle rivendicano la paternità del provvedimento. Alla fine della maratona parlamentare non è arrivata una parte dell'opposizione, visto che gli esponenti Pd dopo aver provato con la tattica dell'ostruzionismo, hanno abbandonato l'aula per protestare contro quello che hanno considerato un taglio drastico dei tempi di parola.

«Alla Camera sono state inserite norme per incrementare il ruolo di Carabinieri e Guardia di Finanza. Abbiamo inserito anche una norma anti-Spada, quindi non ci sarà l'erogazione del reddito e della pensione di cittadinanza a chi ha subito una misura cautelare personale» dice invece soddisfatta la sottosegretaria Laura Castelli. Il decreto, dopo il voto a Montecitorio di questa settimana, dovrà poi tornare al Senato per la seconda lettura e per essere approvato in via definitiva entro il 29 marzo.