Rimini, il ristoratore boicottato dai clienti perché ha un pizzaiolo nero dice a Open: «Magari chiudo ma non mollo»

di Olga Bibus

Riccardo Lanzafame nell’ultimo mese ha ricevuto telefonate offensive e ha perso quasi tutta la clientela perché ha assunto come pizzaiolo un ragazzo del Gambia di 20 anni. La situazione è diventata così insostenibile che a un certo punto ha appeso fuori dal suo locale il cartello: «Vietato entrare ai razzisti»

Riccardo Lanzafame gestisce da tre anni la locanda Malatesta di Montescudo, in provincia di Rimini. Quando lo scorso novembre ha assunto il nuovo pizzaiolo – un ragazzo che lui definisce «educato, con tanta voglia di lavorare, sempre disponibile» – non pensava come conseguenza di perdere tutti i clienti e di sentirsi arrivare telefonate piene di odio e insulti. La colpa del nuovo lavoratore sarebbe quella di avere la pelle nera.

Masamba, questo il nome del ragazzo, ha 21 anni e viene dal Gambia, è in Italia con un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Secondo Riccardo quando in paese si è sparsa la voce che fosse lui a cucinare le pizze, nessuno è più venuto nel locale. Il titolare inoltre si è visto disdire tante ordinazioni e in queste settimane ha ricevuto non poche telefonate offensive, tanto che a un certo punto ha deciso di appendere il cartello fuori dal locanda: «Vietato entrare ai razzisti».

L'isolamento però gli sta facendo perdere le speranze, il titolare ha ammesso infatti a Open che sta valutando di chiudere il locale: «Sono innamorato di questo posto, ho investito tanto, ma la situazione è veramente ingestibile sia dal punto di vista economico, sto perdendo migliaia di euro, sia dal punto di vista psicologico. Sono originario di Torino e ho già chiamato la mia famiglia per dire che ho intenzione di chiudere tutto e tornare. Se dovesse succedere, Masamba però lo porto con me: è come un figlio». 

Rimini, il ristoratore boicottato dai clienti perché ha un pizzaiolo nero dice a Open: «Magari chiudo ma non mollo» foto 1

Musamba, il pizzaiolo assunto da locanda Malatesta

Riccardo quando ha iniziato a perdere clienti? Ci racconti cos'è successo
«Io gestisco la locanda Malatesta da tre anni, quando ho preso questa attività era praticamente fallita quindi mi sono rimboccato le maniche e ho lavorato tanto per rimetterla in piedi. Ci sono alti e bassi come in tutte le attività, ma devo dire che piano piano mi sono fatto un giro di clienti e riuscivo ad andare avanti. Fino a questo momento, ora non ho più clienti, mi ordinano le pizze, ma non vengono a prenderle, mi chiamano per dirmi brutte parole».

Perché le stanno facendo questo?
«Perché a novembre ho assunto un ragazzo nero: Masamba. Tutto è partito da un commento su Facebook nella pagina della città, pubblicato circa un mese fa, a febbraio. C'era scritto che io non ero in grado di gestire il locale  e che se ho assunto come pizzaiolo un africano tanto vale che prendessi anche un Papa nero. Io ho chiamato gli amministratori per farlo subito cancellare e sono andato anche da carabinieri. Ma dopo quel commento è scoppiato il putiferio e ho perso tutti i clienti perché si è sparsa la voce che avevo assunto per fare le pizze un ragazzo nero».

Masamba però lavora con lei da novembre. Perché i concittadini si sarebbero accorti solo a febbraio che il pizzaiolo è nero?
«Masamba lavora con me da novembre, ma prima lo tenevo come tuttofare e questo non dava fastidio. Poi siccome lui fa l'alberghiero e io cercavo personale, ho pensato di fargli provare a preparare le pizze e ho visto che era bravo. Ha tanta voglia di lavorare, è molto educato, molto disponibile. Io non ho la pizzeria a vista quindi forse fino a quel momento i montescudesi non si erano accorti che Masamba era stato "promosso" da tuttofare a pizzaiolo e credo che non vogliano mangiare pizze preparate da una persona "di colore". Almeno io credo che sia andata così, ma non glielo so dire, so solo che dopo quel commento ho perso tutti i clienti».

Nel commento però si fa riferimento anche alla sua presunta incapacità di gestire il locale, perché collega la perdita di clienti a Masamba?
«Perché fino a quel momento avevo lavorato bene. Se fossi stato incapace non avrei lavorato sin dall'inizio e non sarei stato in grado di portare avanti l'attività in questi tre anni».

Masamba come ha reagito a questa situazione?
«Lui si è risentito tantissimo. E si è licenziato: è da 20 giorni che non viene più a lavorare, Ma ora l'ho convinto a tornare, gli ho detto che sto ricevendo tante telefonate di solidarietà e che deve tornare perché piuttosto non mangio io, ma lui deve stare qui con me. In questo mese si sono licenziati i due camerieri che avevo perché la situazione è diventata pesante, ma devo dire la verità non mi è dispiaciuto, mi è dispiaciuto solo quando è andato via Masamba, infatti ho fatto di tutto per farlo tornare».

Perché si è affezionato così tanto a Masamba?
«Quando è venuto a chiedermi lavoro, aveva dei vestiti consumati e delle scarpe bucate. Gli ho detto che per il momento ero al completo. Era agosto. Ma gli ho offerto di prendere una camera della locanda per farsi una doccia  e gli ho trovato dei vestiti nuovi. Lui si è cambiato e se n'è andato, ma poi si è ricordato di me ed è tornato a ottobre. In quel momento io stavo cercando personale perché qui chi fa la stagione poi non lavora d'inverno, preferiscono prendere la disoccupazione e lavorare in nero, allora l'ho preso come tuttofare. Ma era troppo bravo. Ha 20 anni, ed è in Italia da un anno e già parla bene l'Italiano, ha tanta voglia di imparare. In televisione guarda sempre programmi culturali. Quando dovrà lasciare la comunità dove vive gli ho già detto che può venire a stare con me».

Invece com'è nata l'idea di appendere fuori dal suo locale il cartello: «I razzisti non possono entrare»?
«Ho deciso di appenderlo dopo un'ennesima telefonata in cui mi hanno ordinato cinque pizze e poi non sono venute a prendersele. Quando ho richiamato il numero dell'ordinazione, mi hanno risposto: "mangiale tu". È allora che ho deciso di appendere il cartello: "In questo locale abbiamo assunto un ragazzino africano. Se sei razzista, non entrare"».

Come hanno reagito i montescudesi?
«Devo dire che ho ricevuto delle chiamate di solidarietà. A livello di clientela, la situazione in questi giorni è leggermente migliorata. Ma da quando la storia è uscita sui giornali, la solidiarietà maggiore l'ho ricevuta da fuori, dalle altre città: mi hanno chiamato persino da Parigi per dirmi che sarebbero venuti a trovarmi e a mangiare qui per dimostrami la loro vicinanza».

Quindi la situazione sta andando verso una soluzione
«Questo non lo so, bisogna vedere se le persone che mi hanno chiamato verranno davvero, ma anche se fosse, sarebbe – diciamo – una clientela di "passaggio". Senza clienti del posto io non posso mantenermi, in questo mese ho già perso più di 5 mila euro. Non posso continuare così. La situazione è insostenibile sia dal punto di vista economico sia da quello psicologico perché mi sono tutti ostili. Pensi che sto valutando di chiudere. Io lo amo questo locale, ho investito tanto, ma non so se riesco ad andare avanti. Ho già chiamato i miei parenti a Torino per dire loro che stavo pensando di tornare»

E cosa ne sarà di Masamba?
«Lo porto con me, gliel'ho già detto»

Secondo lei perché a Montescudo si è creato questo clima di ostilità verso un ragazzino di 20 anni? Possono esserci dietro ragioni politiche? Purtroppo il suo è solo l'ultimo episodio di una serie che sta diventando tristemente lunga.
«Non lo so davvero, ma a Montescudo c'è un odio irrazionale verso i migranti. L'anno scorso una mia conoscente che gestisce un'associazione no profit ha organizzato un evento per i migranti e anche lei è stata molto criticata, non si è parlato di altro per settimane. Io però non credo che la ragione sia politica. Nelle ultime ore ho ricevuto solidarietà da esponenti della Lega che mi hanno chiamato per dirmi che loro non sono così, non sono razzisti e non sono contro i migranti come Masamba, che si impegnano e lavorano, ma contro i migranti che vengono in Italia per delinquere».