«Il medioevo in Parlamento» sulla scienza, raccontato da Elena Fattori

Abbiamo letto in anteprima il libro della senatrice del M5S Elena Fattori sulle posizioni antiscientifiche nella scorsa legislatura. Le pressioni di Conte pro-Stamina, le campagne d’odio per chi difende le sperimentazioni dei farmaci sui topi, Grillo che ha sempre ragione sui vaccini e gli avvocati che guadagnavano con le famiglie dei «danneggiati da vaccino»

Il 19 marzo esce in tutte le librerie Il medioevo in Parlamento, edito da Bur e scritto da Elena Fattori, senatrice dissidente del Movimento 5 Stelle, ma ancora iscritta al gruppo parlamentare. Nel libro, l'ex ricercatrice, con un dottorato di ricerca in biologia molecolare, racconta i momenti della XVII legislatura in cui le posizioni anti-scientifiche hanno monopolizzato il dibattito, soprattutto sulle questioni legate alla sanità. Ne viene fuori un racconto, dall'interno, del ruolo del Movimento 5 Stelle in quello che pare essere un Medioevo di ritorno sulle questioni legate al rapporto politica-scienza.

Il libro si concentra su tre temi principali: il caso Stamina, la questione della vivisezione animale e i vaccini. Ne esce fuori un ritratto del Movimento sempre in bilico fra posizioni opposte e inconciliabili, fra pressioni esterne e ruolo della comunicazione, interessi personali e campagne d'odio, tra il ruolo di Beppe Grillo («che ha sempre ragione») e la "manina" intervenuta a correggere il programma delle ultime elezioni, non solo in materia vaccini.

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La copertina del libro "il medioevo in Parlamento" di Elena Fattori

Conte, l'avvocato di Stamina

Il libro inizia con il racconto che Elena Fattori fa del suo passaggio da ricercatrice disoccupata agli scranni del Parlamento. Un'elezione che la stessa Fattori definisce «surreale». L'esponente M5s racconta le sue difficoltà da neofita del Parlamento. Viste le sue competenze, le viene comunque assegnata la commissione che si deve occupare della regolamentazione del protocollo Stamina. E qui appare, a sorpresa, un nome che non ci si aspetta: quello del futuro premier Conte.

A un certo punto, mentre la trattativa stava andando per le lunghe e Vannoni, contando sulla nota vena pseudoscientifica di una parte del Movimento 5 Stelle, pare avesse contattato alcuni dei nostri senatori facendosi promettere un ok all’emendamento più liberista, ricevetti la telefonata dell’avvocato della piccola Sofia, Giuseppe Conte. Non avrei mai immaginato, cinque anni dopo, di dare la fiducia a un governo con Conte premier, ma così vanno le cose, in maniera imprevedibile e surreale. L’avvocato Conte, ovviamente, tentava di aprire il più possibile le strade a Stamina con dei dettagli tecnici descritti nella lettera di resoconto che inviai ai colleghi il giorno dopo. Terminò la telefonata ricordandomi che dire no a Stamina equivaleva a contrariare i genitori di tanti bimbi gravemente ammalati e quindi l’opinione pubblica non sarebbe stata contenta. Eravamo l’ago della bilancia in un momento in cui il governo uscente non aveva i numeri, mentre i patti tra Pd e Pdl erano ancora in itinere e la patata bollente di Stamina non la voleva nessuno.

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Secondo Fattori, quindi, Giuseppe Conte fece pressioni sul gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle per aprire la strada a Stamina. Ma non è tutto. La senatrice scrive che la questione non avrebbe avuto soltanto conseguenze mediche, ma anche economiche e riporta un dialogo senza citare il nome del suo interlocutore:

«Senatrice, tra malattie rare e incurabili vuole una virgola (malattie rare, incurabili) o una congiunzione (malattie rare e incurabili)?» «Cosa cambia tra la virgola e la congiunzione?» «Diversi milioni di euro a carico del Ssn: con la virgola sono ricomprese tutte le malattie rare e tutte quelle incurabili, con la congiunzione solo malattie che hanno entrambe le caratteristiche, quindi molte di meno».

Per la Fattori la regolamentazione di Stamina, che faceva leva sui sentimenti delle famiglie dei malati, in realtà era «un cavallo di Troia per consentire la preparazione delle cosiddette “cellule staminali” in conformità alla normativa riguardante il trapianto d’organi e quindi bypassando le costose modalità di produzione Gmp».

Per il Movimento 5 Stelle Stamina funziona

Per Fattori è evidente che il metodo Stamina sia «una truffa» e di Vannoni, padre del metodo Stamina, dice: «Mi suscitò subito una profondissima antipatia, lo considero il mio “eroe ignobile” per eccellenza». Ma questa posizione gli attirò uno sciame di critiche, violentissime, da parte dell'universo degli influencer pro-Stamina sui social. Dal Movimento 5 Stelle non le venne alcun sostegno. Anzi, è in questa occasione che entra nella vicenda l'allora capo della comunicazione Claudio Messora, blogger noto per avere ospitato tesi o posizioni alternative in materia scientifica.

Così il capogruppo della Commissione sanità alla Camera, Andrea Cecconi, dichiarerà con grande convinzione che «per il Movimento 5 Stelle Stamina funziona» e, a ruota, il consigliere regionale laziale Davide Barillari aprirà un sondaggio sull’opportunità di erogare la cura Stamina gratuitamente da parte della Regione.

È lo stesso Messora infatti a imporre ai parlamentari del Movimento 5 Stelle la visione della puntata de Le iene dedicata alla piccola Sofia che è un manifesto pro-Stamina. Scrive Fattori: «La trasmissione Le Iene aveva avuto un ruolo fondamentale nel delirio collettivo di Stamina» Il video diventa la posizione del M5S perché «qualunque altra versione in quel momento sarebbe stata inutile, con una spiegazione scientifica ci avrebbero linciati».

La campagna d'odio sulla vivisezione

Ancora Messora è protagonista della seconda parte del libro dedicata alla vivisezione. Nell'estate del 2014 Messora pubblica un post sprezzante nei confronti dei parlamentari 5S neoeletti, accusandoli di aver tradito il principio del portavoce, uno dei punti cardine del Movimento. Nel post non si facevano nomi, né si specificava a cosa si riferisse, era un’accusa generica: ma in un successivo sonetto in romanesco di Paola Taverna si alludeva ai "dialoganti" che sarebbero voluti passare al Pd.

Alcuni giornali proposero dei nomi e dei volti: i pezzi furono rilanciati da Mess​​​​ora. Fra questi c'era Fattori, che quindi finì nel mirino degli attivisti. Non ci volle molto perché gli stessi attivisti scoprissero il profilo professionale di Elena Fattori. Scorrendo il curriculum allegato alla candidatura alle parlamentarie, i militanti lessero che la senatrice aveva lavorato sui vaccini in una grande azienda farmaceutica facendo sperimentazione animale. E si scatenò l'apocalisse. Dalle card con la scritta «vivisettrice» agli insulti alla figlia: «Tua madre è un'assassina».

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Un card social degli animalisti del M5S contro Elena Fattori

L'aspetto decisamente singolare di questa vicenda è che per mettere in difficoltà un componente del Movimento in qualche modo "dissidente" (e Fattori così deve essere apparsa dopo il caso Stamina) si mette in moto la macchina degli attivisti più estremisti e, in questo caso, antiscientifici. «Gli animalisti estremisti – scrive Fattori – sono la specie più violenta di fanatici che mi sia capitato di incontrare».

Iniziò quindi, un effetto collaterale del post di Messora, «un assedio animalista» sulla questione vivisezione che condizionò tutto il Movimento, a dispetto anche della convenienza economica per l'Italia. «Dal 2011 al 2017 l’Italia ha versato 366 milioni di euro per le sanzioni dell’Unione europea, cioè in media circa 176.000 euro al giorno negli ultimi sei anni», scrive Fattori.

Vaccini- Grillo ha sempre ragione

Sul tema vaccini Elena Fattori, da ricercatrice, ha una posizione nettamente favorevole. Nel suo libro spiega, a suo modo di vedere, come è nata l'anima No vax del Movimento. Tutto inizia con uno spettacolo di Beppe Grillo del 1998 in cui il comico si scaglia ferocemente contro l'obbligo vaccinale:

Il pubblico ovviamente ride e applaude alle battute del comico. Semplicemente perché è un comico eccezionale. Ma l’immunologo o il medico inorridiscono per la pericolosità e l’inesattezza di ciò che dice. Sono affermazioni che saranno poi ampiamente smentite da esperti e scienziati nel corso del ventennio successivo, ma che diventeranno il mantra dei movimenti No Vax.

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Beppe Grillo, durante un comizio, con "la manina"

Per Fattori, però, «non aveva grandi colpe Beppe, allora semplicemente riprendeva le notizie eclatanti dell’epoca, più o meno gli anni di una delle più grandi e intramontabili truffe mediche della storia, cioè la falsa correlazione tra vaccino, morbillo e autismo». Insomma, su un tema centrale per la salute pubblica, Grillo le spara grosse, le sue parole diventano manifesto, ma non aveva colpe. Avete capito bene. Ma le sue parole diventarono legge, perché «Beppe ha sempre ragione»:

Il principio di intoccabilità e di infallibilità di Beppe ha sempre messo un serio freno alla diffusione di un’opinione serena e corretta sulla questione vaccini. Anche se Beppe di tutto questo non è mai stato pienamente cosciente, perché come tutti gli artisti vive in modo molto più leggero e aereo dei comuni mortali.

Gli interessi degli avvocati No Vax e la "manina" nel programma

Fattori dedica una parte del suo libro agli avvocati delle famiglie dei "danneggiati da vaccino", il cui ruolo – scrive Fattori – è stato molto rilevante nella propaganda antivaccinista del periodo.

In effetti il grosso della propaganda antivaccinista in quel periodo era portato avanti da associazioni di avvocati che avevano trovato spazio di manovra nei convegni che i Meetup organizzavano con una certa frequenza sul tema, in cui, a parte gli attivisti 5 Stelle, la maggior parte della discussione era sostenuta da legali e famiglie di presunti danneggiati, in assenza di esperti immunologi o pediatri se non quelli che girano intorno alle suddette associazioni.

Fra questi avvocati, c'era anche il futuro ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che «aveva lavorato in uno studio legale che per l’appunto era impegnato in cause per danni da vaccino ed era anche consulente legale di Amev, l’Associazione per malati emotrasfusi e vaccinati presieduta dall’avvocato Marcello Stanca».

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Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Fattori ricorda poi come le fu imposto di cancellare la frase «i vaccini non causano l’autismo» dal suo intervento in Aula nel dibattito sulla legge Lorenzin. Mentre alcuni suoi colleghi «si lanciarono a braccio in esoterici discorsi strappalacrime», lei preferì evitare picchi di ipertensione e passare gran parte della discussione con le cuffie e la musica alle orecchie. Ma è alla fine del libro che arriva la stoccata politica. Che prende la forma, forse una voluta citazione, della "manina". Non solo in materia vaccini, ma anche su altri temi, per aprire la strada, secondo la senatrice, all'alleanza con la Lega:

Il programma del Movimento 5 Stelle con cui ci candidammo alle Parlamentarie che avrebbero determinato le liste per le elezioni 2018 non recava una sezione vaccini, si era deciso così per non fomentare di nuovo la contrapposizione folle tra No Vax e Pro Vax. In una notte poco tempo dopo la composizione delle liste, tuttavia, i programmi furono profondamente modificati. In particolare fu aggiunto un capitolo sui vaccini denso di follie antivacciniste. Altre sezioni delicate del programma furono modificate la stessa notte da quella o più manine, ma questa è un’altra storia che ha che fare con un posizionamento verso destra che avrebbe facilitato di lì a poco l’accordo di programma con la Lega.