I discendenti degli schiavi dovrebbero essere risarciti? Dibattito al Congresso USA

Nel 1865 Abraham Lincoln aveva promesso di concedere «40 acri e una mula» ai 4 milioni di schiavi neri per cominciare la loro nuova vita da uomini liberi. Ma la sua parola non è mai stata rispettata

La domanda si è fatta strada dai margini della retorica radicale fino al Congresso, dove è stata discussa ieri. È giusto versare un’indennità ai discendenti degli schiavi? Il sentatore Cory Booker si è pronunciato a favore di un provvedimento che preveda la valutazione di soluzioni per riappianare i soprusi di cui sono stati vittime per secoli gli afroamericani.

Il proveddimento H.R. 40 sarebbe necessario, per Booker, al fine di lottare contro le costanti disuguaglianze a cui si trova tutt’ora a far fronte la popolazione afroamericana. Come testimoni del dibattito che si è tenuto il 19 giugno – giorno della commemorazione dell’emancipazione degli schiavi texani nel 1865- a Capitol Hill, sono stati interpellati lo scrittore Ta-Nehisi Coates e l’attore Danny Glover.  

Credits: Epa Ta-Nehisi Coates, journalist and writer, al Congresso, il 19 giugno 2019

La questione era già stata affrontata da Julian Castro, Kamala Harris, Cory Booker, Amy Klobuchar, Elizabeth Warren, tutti candidati alle primarie del partito Democratico. La proposta è stata per anni considerata troppo progressista anche per i candidati progressisti, ma l’opposizione americana ha ora necessità di spostarsi sempre più a sinistra ed è pronta ad abbracciare la causa.

Anche Bernie Sanders, che nel 2016 si era unito a Hillary Clinton e Barack Obama nell’opporsi alle reparation, ha cambiato posizione, affermando che farà il possibile per «devolvere risorse a migliorare le vite di tutti coloro che sono stati colpiti dal retaggio della schiavitù».

Durante un incontro in Missisipi, stato del profondo sud con una storia di grandi discriminazioni, Elizabeth Warren ha affermato: «L’America è stata fondata su un principio di libertà e sulla schiena degli schiavi», e ha esortato ad aprire «un vero dibattito nazionale sui risarcimenti». Julian Castro ha annunciato l’istituzione di una task force specificatamente dedicata alla questione della reparation.

«Sono convinto che valga la pena trovare una risposta. Perché questa è per me una questione di giusto o sbagliato», ha affermato il candidato alle primarie. «Credo che dovremmo risarcire i discendenti delle persone che vennero usate come oggetti e poi penalizzate dallo Stato perché considerate come beni di proprietà. Questo è stato sbagliato, continua ad essere sbagliato e non è ancora stato corretto».

I precedenti nella storia

Il ragionamento di chi sostiene la causa è semplice. Se un pedone viene investito e finisce all’ospedale con una gamba rotta ha diritto a essere risarcito per i danni morali ed economici che questa frattura ha provocato. Se uno Stato ha pregiudicato le condizioni economiche e morali di un cittadino tramite leggi e pratiche discriminatorie nei confronti della sua famiglia, questo ha diritto a un’indennità.

È stato il caso degli ebrei dopo l’Olocausto, e dei giapponesi-americani dopo la seconda guerra mondiale. Nel 2012, gli Stati Uniti hanno deciso di versare un miliardo di risarcimenti agli indiani d’America, ma nessun indennizzo è stato previsto fino a ora per gli afro-americani.

Nel gennaio 1865, qualche mese prima della fine della guerra di secessione e dell’abolizione della schiavitù, il governo di Abraham Lincoln aveva promesso di concedere «40 acri e una mula» ai 4 milioni di schiavi neri per cominciare la loro nuova vita da uomini liberi.

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Famiglia di schiavi fotografati nel 1862 in Carolina del Sud da Timothy O’Sullivan

Ma la sua parola non è stata rispettata e le terre sono state rese ai vecchi proprietari. Secondo vari esperti, il debito degli Stati Uniti nei confronti dei discendenti degli schiavi equivale a svariati miliardi di dollari. Oggi, il divario di reddito tra bianchi e neri è ancora significativo. Nel 2017, il reddito annuale medio di una famiglia nera era di quasi 30.000 dollari inferiore a quello di una famiglia bianca.

Il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell ha affermato che secondo lui i diritti per gli afroamericani avevano progredito abbastanza da rendere i risarcimenti innecessari. «Non penso che riparare un danno compiuto 150 anni fa, per cui nessuno di noi viventi è responsabile, sarebbe una buona idea», ha affermato McConnell, «Abbiamo già approvato una legge storica sui diritti civili, abbiamo eletto un Presidente afroamericano».

A questo, Coates ha risposto, difendendo le reparations: «McConnell ha citato le leggi per i diritti civili, e ha fatto bene, perché era vivo quando i responsabili di quella legislazione sono stati molestati, incarcerati e traditi per quella legge da un governo incaricato di proteggerli. Era vivo quando a Chicago gli afroamericani venivano segregati, e quando i proprietari di case neri sono stati saccheggiati», ha affermato lo scrittore, «Le vittime di quella razzia sono assolutamente vive oggi e sono sicuro che sarebbero felici di fare due parole con il leader della maggioranza».

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Ex-schiavi, 1920

Rimangono aperte questioni cruciali

Il tema dei risarcimenti è rimasto per il momento molto vago. Non è ancora chiaro se i candidati democratici supportino il principio del risarcimento in generale o contino di attuare specifiche politiche di discrimanazione positiva nei confronti della comunità afroamericana per colmare il divario razziale vigente in America.

Rimangono anche aperte questioni cruciali: come si intende agire con chi discende parzialmente da schiavi americani? Cosa fare con chi non può presentare prove del suo albero genealogico? Come trattare chi è arrivato negli Stati Uniti abbastanza presto per vivere le leggi discriminatorie di Jim Crow ma non la schiavitù?

In un sondaggio di Marist del 2016, 7 americani su 10 erano contrari al risarcimento, tra cui circa l’80% di bianchi e circa il 50% degli afro-americani. «Non è una rivendicazione con cui la maggior parte dell’opinione pubblica americana si è trovata spesso d’accordo», ha affermato William Darity, economista della Duke University, in un’intervista con l’Houston Chronicle.

«La vera domanda è se il dibattito mainstream su questo argomento può fare cambiare idea alle persone. Se il 40% o 45% dei bianchi si convincono che sia giusto ripagare i discendenti degli schiavi, allora esiste una possibilità di riuscita».