Fare il rider non è un lavoretto. Deliveroo: «I nostri preferiscono la flessibilità»

di OPEN

Secondo gli ultimi dati diffusi dalla piattaforma, i fattorini in Italia sono in aumento. La maggior parte di loro sceglie il mestiere per la flessibilità: «Non sarebbe possibile rispettare le loro esigenze con un contratto subordinato»

Il tavolo governativo sui rider è fermo da mesi. Ma mentre le proposte sulle tutele, i salari e le forme contrattuali restano al palo, le collaborazioni con le piattaforme continuano a decollare. Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla multinazionale di consegne di cibo a domicilio Deliveroo, al momento si contano 7.500 fattorini in Italia, con un aumento di 1.000 rispetto allo scorso anno.

E quasi tutti, dice la società, lo fanno per la flessibilità, che viene però contestata da una larga fetta di lavoratori riuniti nei "sindacati autonomi" dei rider. Secondo lo studio, realizzato dalla piattaforma sulla base di 1.500 testimonianze raccolte anonimamente tra i rider, l'età media dei lavoratori è di 27 anni (quasi inevitabilmente data la tipologia dell'impiego); la rappresentanza femminile è cresciuta del 2%, arrivando a ricoprire l'11% dei lavoratori totali. 

Fare il rider non è un lavoretto. Deliveroo: «I nostri preferiscono la flessibilità» foto 1

Shutterstock | Rider per Deliveroo

Un lavoro stagionale

Il 40% dell'intera flotta è rappresentato dagli studenti. Il lavoro del rider viene visto come un'occasione discontinua di guadagno: secondo lo studio, tendono a sospendere e a riprendere la collaborazione in funzione anche dei vari periodi dell'anno. Per una buona percentuale del totale, dunque, il ciclofattorino diventa a tutti gli effetti un lavoro stagionale: la maggior parte degli studenti si concentra tra la primavera e l'autunno, e in particolare tra giugno e dicembre. Meno coinvolti nel periodo estivo e invernale, soprattutto nei mesi prossimi alle sessioni d'esame (marzo e settembre).

Il 64% apprezza la flessibilità: «sono lavoratori autonomi»

Secondo lo studio di Deliveroo, questa piega non è casuale, ma piuttosto « in linea con la domanda di flessibilità che proviene dai rider e che si conferma come il principale motivo di soddisfazione per l'attività svolta». Secondo il sondaggio, oltre la metà degli intervistati, il 64%, ha dichiarato di apprezzare la flessibilità che la collaborazione garantisce.

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Deliveroo | Aspetti preferiti dai lavoratori del tema flessibilità

Gian Luca Petrillo, capo della comunicazione di Deliveroo, ha spiegato a Open che i rider «non possono che essere lavoratori autonomi, perché un contratto subordinato non garantirebbe il tipo di flessibilità richiesta dagli stessi fattorini». «Quando parliamo di flessibilità» ha spiegato, «parliamo della possibilità di scegliere dove, quando, quanto e come collaborare» e «di poter rifiutare le proposte di consegna e lavorare anche per più piattaforme».

Se fare il rider «non è un lavoretto»

«Non dovremmo chiamarli lavoretti anche solo per il fatto che noi garantiamo un minimo orario di 7 euro qualora il lavoratore non abbia ricevuto ordini», spiega Petrillo. «In più, diamo da sempre assicurazioni a tutti e forniamo il kit di sicurezza gratuito per ognuno dei rider». Il 40% sono studenti, un altro 40% è composto da persone che scelgono le consegne a domicilio come secondo lavoro e «non hanno interesse a un contratto subordinato». Nella fetta restante troviamo disoccupati che, in attesa di ricollocarsi nel mondo del lavoro, optano per un periodo da fattorini.

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Shutterstock | Rider per Deliveroo 

Cosa pensa il "sindacato" dei rider

Durante lo sciopero di febbraio dei fattorini, Riders Union Bologna aveva spiegato a Open che una buona parte dei lavoratori ha questo come unico impiego. I numerosi scioperi di carattere europeo (che hanno riguardato anche le altre piattaforme di food delivery) sono avvenuti proprio per richiedere una normativa governativa sul salario minimo, sulle tutele previdenziali e contro gli infortuni sul lavoro, e il riconoscimento del fattorino come lavoratore subordinato. 

In Italia, durante la campagna elettorale del 2016, Luigi Di Maio aveva anticipato grande impegno su queste fronte. Ma dopo aver annunciato che avrebbe equiparato i rider ai lavoratori subordinati, il leader del Movimento 5 Stelle è tornato sui propri passi, avviando una trattativa che non ha mai portato a nulla. Secondo i rider «non si sa nulla su dove andrà a parare il governo, né con quali tempistiche».