La scienziata volto della foto del buco nero è sotto attacco dei troll

di Redazione

Katie Bouman, la ricercatrice del Mit, è stata presa di mira ovunque: Twitter, Instagram e YouTube. 

L’immagine del buco nero è frutto del lavoro di oltre 200 scienziati, tra i quali Katie Buoman, a capo di una delle quattro squadre che hanno trasformato 5 petabyte di dati in una fotografia di un soggetto più grande del nostro sistema solare.

https://twitter.com/statuses/1115973145985454080

Ma la foto del buco nero non è l’unica a diventare virale – un’immagine dell’emozione e della sorpresa della Bouman la fa diventare, suo malgrado, il volto dell’impresa scientifica. Lei affronta subito la cosa, scrivendo su Facebook che questa immagine non è stata fatta da «una persona o un algoritmo, ma dal talento incredibile di un team di scienziati da tutto il mondo».

https://www.facebook.com/katie.bouman.3/posts/10213326025523041

Ma ha già i riflettori addosso, e non tutte le attenzioni sono positive. Ha iniziato a ricevere così tanti messaggi sul cellulare che è stata costretta a cambiare numero.  Poi qualcuno hato inizia a creare ripetutamente account Twitter falsi a suo nome.

https://twitter.com/statuses/1116139337165484033

Molti troll su Twitter hanno pubblicato la foto di Andrew Chael, che sarebbe il “vero” inventore dell’algoritmo necessario a creare l’immagine del buco nero. Ma Chael non ci sta a essere usato: difende a spada tratta Katie Bouman, chiamando gli attacchi sulla collega «terribili e sessisti».

Ma la menzogna continua a essere diffusa online: Instagram, per esempio, come Twitter, si popola di finti account a nome della giovane scienziata.

https://twitter.com/statuses/1116799221422858241

Su YouTube sono spuntati video volti a screditare la Bouman. «Donna fa il 6% del lavoro e prende il 100% dei meriti: la foto del buco nero» è uno dei titoli.

Come giustamente sottolineato da Mary Beth Griggs, Science Editor per The Verge, «Internet non vive in un vuoto»: le reazioni alla Bouman sono un riflesso delle impostazioni culturali della nostra società in generale e della comunità scientifica nel particolare.

Le donne della scienza sono citate meno dei loro colleghi maschi, hanno più difficoltà a farsi pubblicare su riviste scientifiche, vengono pagate meno e sono più spesso vittime di mobbing e molestie sessuali sul lavoro.

Il volto emozionato di Katie Bouman è un messaggio di speranza per il futuro, ma anche un campanello d’allarme dei problemi del presente.