Il buddismo violento dello Sri Lanka: cristiani e musulmani perseguitati nell’indifferenza del governo

di Cristin Cappelletti

Gli attentatori hanno preso di mira in particolare siti cristiani. Una violenza frutto della tensione politica e etnico-religioso di un Paese che da anni trascura i diritti delle minoranze religiose

È una Pasqua di sangue quella che stanno vivendo i cittadini srilankesi dopo gli attacchi che hanno colpito cinque chiese e tre hotel. Una serie di esplosioni coordinate che hanno fatto 207 morti e 500 feriti, ma il bilancio è destinato ad aumentare. Gli attacchi arrivano in un periodo molto delicato per il Paese dopo una crisi politica iniziata lo scorso ottobre.

Il presidente in carica, Maithripala Sirisena, aveva cercato di sostituire il primo ministro Ranil Wickremesinghe con l'ex primo ministro e presidente Mahinda Rajapaksa. Ma a dicembre la decisione era stata dichiarata incostituzionale dal più alto tribunale dello Stato, tanto che Rajapaksa era stato costretto alle dimissioni e Wickremesinghe era tornato a coprire il suo incarico. 

Il clima elettorale

Lo Sri Lanka sta vivendo la sua peggiore crisi dalla fine della guerra civile con i gruppi separatisti Tamil. La scena politica è molto tesa e in vista delle elezioni di fine anno gli scenari sono molto confusi.

L'attuale presidente Sirisena, grazie all'alleanza con Wickremesinghe, era riuscito a conquistare le elezioni del 2015, promettendo di ricostruire un Paese dilaniato da anni di guerra civile.

Ma l'aver riportato al centro della scena politica Mahinda Rajapaksa, già primo ministro dal 2004 al 2005 e presidente dal 2005 al 2015, ha creato tensioni e fratture all'interno del governo e dell'opinione pubblica. 

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Ansa |Mahinda Rajapaksa

Rajapaksa è uno tra i politici più popolari tra la maggioranza cingalese, che appoggia notoriamente un'agenda populista e ultra conservatrice. Tuttavia, a essere particolarmente ostile alla sua candidatura è la minoranza Tamil, vista la sua gestione degli anni finali della lunga guerra civile, terminata nel 2009, quando l'esercito srilankese, guidato dal fratello Gotabhaya Rajapaksa, uccise decine di migliaia di civili Tamil.

Ma allo stesso tempo il fratello Gotabhaya gode di un supporto molto esteso tra i conservatori nazionalisti del SLPP, a maggioranza cingalese, che lo considerano un eroe per aver messo fine alla minaccia terroristica tamil.

In questo clima di violenza, accentuato dagli attacchi del 21 aprile, a vincere potrebbe essere proprio la linea dura portata avanti dai fratelli Rajapaksa. "Noi contro loro", la retorica populista dell'uomo forte, e un modello di politica basato sull'ossessione per la sicurezza è in ascesa a livello globale e anche lo Sri Lanka non fa eccezione. Ma il record di Rajapksa di violenze non è incoraggiante.

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Il presidente Maithripala Sirisena con il presidente russo Vladimir Putin

I fratelli sono stati accusati di molti crimini di guerra ma, con la fine del conflitto con le tigri Tamil l'attenzione della comunità internazionale, e degli Stati Uniti in particolare, si è spostata altrove, verso est.

Negli ultimi anni i rapporti economici tra Colombo, capitale dello Sri Lanka, e Pechino si sono intensificati, tanto che la priorità per Washington è diventata quella di garantire uno Sri Lanka più indipendente dalla Cina piuttosto che consegnare i Rajapksa alla giustizia internazionale.

La composizione demografica e religiosa

Le tensioni politiche si rivedono anche nella composizione etnico-demografica. Dilaniato da anni di guerra civile, lo Sri Lanka vive su un equilibrio precario, dovuto soprattutto a decennali divisioni etniche e religiose.

Dei 22 milioni di abitanti, il 70 per cento sono buddisti, il 12,6 per cento indù, il 9,7 per cento musulmani e il 7,6 per cento cristiani, secondo il censimento del Paese nel 2012. 

Nel suo rapporto sui diritti umani dello Sri Lanka, il Dipartimento di Stato americano ha sottolineato come gli attacchi contro i cristiani e i musulmani siano sempre più frequenti.

La costituzione e altre norme garantiscono il diritto di espressione e di religione, ma il buddismo gode di uno stato privilegiato, considerata al primo posto tra le religioni del Paese.

Nel 2003 una decisione della Corte Suprema ha stabilito che allo Stato sia richiesto di proteggere costituzionalmente solo il buddismo, e che le altre religioni non godono dello stesso diritto.

La persecuzione contro cristiani e musulmani

Gli attacchi di Pasqua sono arrivati come un fulmine a ciel sereno. Ma da anni il governo porta avanti atteggiamenti passivi e indifferenti rispetto alla sofferenza e ai soprusi subìti dalle minoranze religiose, in particolare di cristiani e musulmani.

Nel giugno del 2017 l'allora ministro della giustizia Wijeyadasa Rajapakshe minacciò pubblicamente di incarcerare una prominente attivista per i diritti umani, Lakshan Dias, per avere dichiarato in un'intervista che più di 190 attacchi documentati erano stati condotti nei confronti di cristiani.

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Wijeyadasa Rajapakshe

Nel luglio dello stesso anno alcuni abitanti del villaggio di Illangaithurai fecero irruzione nella chiesa di Touch Church. Il prete venne trascinato fuori dalla chiesta e la polizia riuscì a intervenire prima che la situazione degenerasse.

A marzo 50 persone di fede buddista avevano fatto irruzione in una chiesa cristiana chiedendo di fermare la messa. Dopo la denuncia della congregazione, il gruppo aveva distrutto la chiesa e circondato la casa del pastore. 

Nel suo rapporto sui diritti umani, il Dipartimento di Stato americano ha osservato che alcune chiese e gruppi cristiani sono stati costretti a porre fine alle attività religiose dopo essere stati classificati come "raduni non autorizzati".

Il rapporto sottolinea come i monaci buddisti cerchino regolarmente di chiudere luoghi di culto cristiani e musulmani. Nel gennaio del 2017, 100 abitanti del villaggio guidati da due monaci buddisti hanno interrotto una messa nel distretto di Kurunegala, gridando al prete: «Se continui questa celebrazione ti assaliremo fisicamente!»

La polizia locale ha rifiutato di fornire protezione e ha detto al parroco di interrompere tutte le adunanze di culto a meno che non potesse ottenere l'approvazione del tribunale per incontrarsi.