Come nascono gli Hitler e dove trovarli

di Juanne Pili
Come nascono gli Hitler e dove trovarli

Dopo 130 anni dalla nascita di Adolf Hitler non sono ancora scomparsi i movimenti che come lui cercano di usare la rabbia della gente per acquisire potere, spesso canalizzandola contro un nemico comune. Forse capire il background in cui la follia nazista cominciò ad attecchire potrebbe essere d’aiuto anche oggi

Un 20 aprile di 130 anni fa nasceva Adolf Hitler. Non sappiamo bene quando, ma un giorno decise di votare la sua vita all’odio di tutti quei benpensanti, quindi ricchi, che avevano lasciato indietro lui, quasi un barbone fino allo scoppio della Grande guerra, ma anche i tanti tedeschi che nel dopoguerra finirono per subire la peggiore crisi economica nella storia della Germania.

Quei benpensanti rappresentavano le élite socialdemocratiche, conservatrici, liberali, comuniste, massoniche, bancarie, insomma gli ebrei. Poi c’erano quei complotti di cui la stampa non parlava mai, chissà perché, frutto di un' alleanza tra oscuri poteri economici, massoneria e giudaismo. Certo, i Protocolli dei savi di Sion erano solo un falso storico, ma in fondo a raccontarlo erano gli storici, gli intellettuali «normalizzatori», quindi persone deviate dalla propaganda degli ebrei. 

Tutte queste cose Hitler le pensava in maniera disordinata già quando, rifiutato dai figli di papà dell’Accademia di belle arti a Vienna, decide di andare a vivere a Monaco in Baviera. Nel dopoguerra, quando tira a campare facendo la spia dell’esercito nei movimenti extraparlamentari, si imbatte in un partito anonimo fondato da un gruppo di occultisti della società Thule. Sono artisti, impiegati e intellettuali che credono nei miti nordici e fanno studi esoterici, uno di loro era il noto poeta e drammaturgo Dietrich Eckart.

Sarà proprio Eckart a notare quella pietra grezza coi baffetti: pare che nell’esercito si usasse accorciarli per evitare di bruciarli con le fiamme della polvere da sparo. Lui gli racconterà del bisogno identitario di una Germania sovrana e di una razza ariana destinata a dominare tutte le altre. Poi ci sono le mitiche origini di Atlantide, la Terra cava, gli dei degli antichi germani; tutte verità scomode che archeologi e storici pagati dalle élite non menzionano.

Che male c’è se esiste un gruppo di persone che crede alla Terra cava, rispondendo «svegliati» o meglio «Germania svegliati» a chi li deride in birreria? Si sa che sono solo bufale. Secondo Eckart Hitler era una sorta di messia, a suo dire lui era proprio l’uomo nuovo che la Germania aspettava da secoli. Altri subiscono il suo fascino, come Rudolf Hess e l’eroe di guerra Herman Goering. Tutti, grandi compagnoni durante le serate a base di birra e barzellette sugli ebrei. 

Intanto Hitler diventa il leader del piccolo partito, che cambia nome: ora è socialista, ma anche nazionale. È il partito nazionalsocialista, perché «non esiste né destra né sinistra e i partiti servono solo a mangiare soldi sulle spalle della gente; molti dei loro esponenti sono pure ebrei, sarà una coincidenza?» 

Sì, alcuni di loro sono violenti, vanno in giro con delle divise brune a fare i bulli, ma è il loro comandante il capitano Ernst Roehm che li aizza, Hitler invece ha imparato a vestirsi elegante – non è più l'idealista del fallito colpo di stato a Monaco – le campagne elettorali le fa volando da una città all’altra della Germania, abbraccia bambini, veste la divisa dei veterani, i calzoncini dei bavaresi; lui è con la gente, mica come gli incravattati che stanno nelle cattedre universitarie o nel Parlamento.

Intanto il partito pensa in grande e si dota pure di un giornale, il Volkischer Beobachter. Non è come gli altri giornali, lo si capisce già dai titoli sensazionalisti. Certo, ogni tanto dimenticano di verificare le fonti, qualche notizia va presa con le pinze, ma in fondo è il concetto che conta. «Germania sveglia!»

Tutta la tragedia verrà dopo, a partire dalla vittoria di Hitler avvenuta con sorpresa di tutti nel 1933. Meno di dieci anni dopo Auschwitz era già in funzione con le sue camere a gas. Non c’è più niente da fare per cancellare tutto questo, quei 10 milioni che morirono nei campi di concentramento nazisti. Senza contare che nella Seconda guerra mondiale in tutto vennero spezzate le vite di oltre 60 milioni di vite, tra militari e civili. 

L’unica cosa che potremmo fare è evitare di cadere negli stessi errori che portarono, una banalità dietro l’altra, a lasciare campo libero alla rabbia e all’odio del cittadino medio. Credere che tutto sia dipeso da una singola persona o dalla ristretta cerchia di devoti che lo sostennero fin dall’inizio sarebbe una ingenuità grave.