Nel 2018 in Italia aumentano le concessioni d’asilo. Ma con il decreto Sicurezza stop alla protezione umanitaria

Nei dati dell’Eurostat relativi allo scorso anno l’Italia scavalca la Francia al secondo posto con 47.900 concessioni di status. Ma una buona parte di questi arrivavano grazie alla legislazione nazionale in materia di protezione: da ottobre è arrivata la stretta

L'Eurostat ha diffuso i dati sulla concessione dello status d'asilo ai migranti nei paesi dell'Unione Europea. I 28 Stati membri dell'Unione nel 2018 hanno rilasciato 400.440 permessi, in calo di quasi il 40% rispetto al 2017 (533mila). Oltre a questi, gli Stati membri dell'Ue hanno ricevuto oltre 24.800 rifugiati reinsediati.

Ma il dato più interessante è quello che riguarda l'Italia – al secondo posto in questa speciale classifica – che ha accettato 47900 richieste, seconda soltanto alla Germania con 139.600 risposte positive. In terza posizione, scavalcata dall'Italia, la Francia che garantirà asilo a 41.400 rifugiati.

Un dato in crescita, quello dell'Italia, che nel 2017 aveva detto sì a 35.100 richieste su 130.119. Come sottolinea l'Eurostat, è bene però fare una distinzione: tra tutte le persone a cui è stato concesso lo status di protezione nell'Ue, una parte ha ottenuto quello di rifugiato (49% nel 2018 di tutte le decisioni positive), un'altra quella sussidiaria (30%) e una terza l' autorizzazione a rimanere per motivi umanitari (21%).

Va notato che, mentre sia lo stato di rifugiato che la protezione sussidiaria sono definiti dalla legislazione dell'Unione Europea, lo status umanitario è concesso sulla base della legislazione nazionale.

Ma perché nel 2018 sono cresciute le concessioni d'asilo? Spiega a Open Mario Morcone, ex capo del dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione al ministero dell'Interno: «I fattori potrebbero essere due. Il primo è la nazionalità dei richiedenti asilo. Agli eritrei, per la nota situazione del Paese, la protezione è più frequentemente concessa.

Poi c'è un secondo fattore, possibile, di natura psicologica: da ottobre non esiste più in Italia la protezione umanitaria e quindi non è escluso che si sia fatto maggior ricorso all'asilo rispetto al passato».

Come si è visto da ciò che sottolinea Eurostat, le vie attraverso cui il migrante può ottenere la protezione sono tre, di cui soltanto quella umanitaria è decisa dalle leggi dei singoli Stati. In Italia, all'interno del decreto Sicurezza è stata introdotta l'abolizione di quest'ultimo tipo di tutela, sostituita dai permessi di protezione speciale a cui si accede in casi particolarissimi e spesso difficilmente dimostrabili per i migranti.

A questo proposito, ancora Mario Morcone, chiarisce: «I dati degli ultimi mesi, dall'ottobre 2018, quando è entrato in vigore il decreto Sicurezza, alla fine di marzo 2019, mostrano un calo netto nella concessione delle protezioni, che si attestano nel periodo a una cifra attorno al 15% delle richieste. Anche in questo caso si nota un leggero aumento, dal 5% al 7%, delle concessioni d'asilo. Ma si tratta probabilmente del riflesso psicologico di cui si è detto: in alcuni casi critici si è preferito concedere l'asilo piuttosto che lasciare i migranti senza neppure la possibilità di ricorrere alla protezione umanitaria».

Il dato degli ultimi mesi può risultare inoltre ancora "viziato", poiché la corte di Cassazione ha stabilito con sentenza dello scorso febbraio, l’irretroattività del dl 113/2018 (appunto il decreto Sicurezza), cioè ha riconosciuto che l’abrogazione del permesso per motivi umanitari voluta dal governo riguarda soltanto chi abbia fatto domanda di asilo dopo il 5 ottobre 2018, data di entrata in vigore del provvedimento. Dalla richiesta alla valutazione della posizione possono passare anche alcuni mesi: è quindi facile immaginare che il calo del numero delle concessioni delle protezioni sarà ancora più sensibile nei prossimi mesi del 2019.

Intanto nel governo si è aperto lo scontro sui numeri dei migranti irregolari e sui rimpatri. Nella giornata di ieri, 25 aprile, il vicepremier Luigi Di Maio aveva attaccato: «Serve assolutamente ribadire all'Europa che la redistribuzione dei migranti va fatta. È bello fare i sovranisti con le frontiere degli italiani, come fanno nei Paesi dell'Est».

Il leader M5S aveva poi sottolineato con evidente intento poco conciliante nei confronti di Matteo Salvini: «Io non sono il ministro dell'Interno, ma lo dico al ministro dell'Interno: i rimpatri vanno fatti perché erano stati promessi».

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