I misteri della mappa di Game of Thrones

Per quanto ne sappiamo sul pianeta di «Game of Thrones» potrebbero esserci ancora vaste terre da scoprire, che resteranno del tutto ignote, così come i meccanismi dietro l’anomalia dei cicli stagionali apparentemente caotici. Solo una cosa è certa: Planetos non è piatto

Nell’universo narrativo di George R. R. Martin troviamo un personaggio che più di tutti può aiutarci a comprendere il mondo conosciuto di Games of Thrones: il maestro Yandel, che compì i suoi studi presso la Cittadella, sede centrale dell’Ordine dei Maestri. Yandel scoprì una cronaca della casa Targaryen scritta da un certo Arcimaestro Gyldayn, fonte principale di quella che sarà la sua opera enciclopedica.


Questo, in sintesi, è l’espediente narrativo con cui Martin realizza «Il mondo del ghiaccio e del fuoco», una guida alla saga di GoT scritta assieme a Elio M. García Jr. e Linda Antonsson. La mappa che rappresenta il Mondo conosciuto è parziale, solo due continenti, quello di Westeros e Essos, sono rappresentati in maniera dettagliata, anche se i loro confini non sono completi: restano sconosciuti quelli orientali di Essos; sappiamo ugualmente poco delle terre a Nord di Westeros.

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OPEN/Vincenzo Monaco|Le terre conosciute di Planetos.

Due continenti ancora da esplorare

Restano due terre appena accennate nella mappa, che Martin ha già confermato in diverse occasioni di non voler approfondire: Sothoryos e Ulthos. Stando alle fonti raccolte da Yandel possiamo dedurre che queste terre meridionali si trovino più o meno nella zona equatoriale. Sothoryos in particolare dovrebbe essere molto più grande di Westeros e Essos messi insieme, qualche esploratore sarebbe anche riuscito a mapparne i confini, ma non è mai trapelata alcuna documentazione in merito.

Per quanto ne sappiamo Ulthos potrebbe essere una grande isola o una propaggine di Sothoryos. Martin in questo è stato estremamente «realista» dando in mano a Yandel fonti incomplete e spesso contraddittorie tra loro, come ci si aspetterebbe da un testo medievale. Non sappiamo nemmeno come viene chiamata la Terra alternativa di Got, che i fan hanno voluto battezzare «Planetos», scimmiottando la scarsa fantasia di Martin nel nominare i continenti principali: Westeros a Ovest e Essos a Est.

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Wikipedia|Il Mondo conosciuto con Sothoryos e Ulthos vagamente accennate a Sud, nella zona equatoriale.

Perché Westeros ci sembra così realistico

I fan più attenti si sono accorti di un potenziale espediente utilizzato da Martin per realizzare Westeros. Effettivamente se capovolgiamo la Gran Bretagna e sotto gli attacchiamo una versione ingrandita e rovesciata dell’Irlanda otteniamo una forma molto simile.

Si tratta di un «trucco» usato spesso dagli artisti che disegnano mappe fantasy, ispirandosi alla vera geografiaper dare un tocco di realismo in più.Planetosinoltre è stato pensato da Martin come una versione alternativa della nostra Terra, per tanto si suppone che abbia le stesse dimensioni e si trovi nel medesimo sistema solare.

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OPEN/Vincenzo Monaco|Il probabile espediente utilizzato da Martin per realizzare il continente di Westeros, secondo alcuni fan.

I terrapiattisti di Planetos

Lo stesso Yandel ci informa che tra i saggi lasfericitàdi Planetos è fuori discussione, mentre tra i popolani è possibile trovare quelli che noi chiameremmo «terrapiattisti». Del resto nessuno è mai riuscito a circumnavigare il pianeta, per quanto dei tentativi ci siano stati:

Nel corso dei secoli, molti audaci marinai hanno cercato di trovare una via attraverso il ghiaccio verso qualunque cosa si trovi oltre. La maggior parte, ahimè, è perita nel tentativo, o è tornata di nuovo a Sud semi-congelata e molto castigata.

Uno studio «scientifico» per spiegare i lunghi inverni

Per quanto riguarda la curiosa meteorologia di Planetos, Yandel cita l’opera di un collega, tale Maestro Nicol, che avrebbe ipotizzato una originaria regolarità delle stagioni, basandosi sul movimento apparente delle stelle,ma secondo Yandel le sue tesi sarebbero «poco convincenti»: effettivamente Nicol non riuscì a fornire una dimostrazione empirica della sua tesi:

Nicol argomenta in modo poco convincente che le stagioni potrebbero essere state di una lunghezza regolare, determinate unicamente dal modo in cui il globo affronta il sole nel suo corso celeste. L'idea alla base sembra abbastanza vera – che l'allungamento e l'accorciamento dei giorni, se più regolare, avrebbe portato a stagioni più regolari – ma non riuscì a trovare alcuna prova che fosse mai stato così al di là del più antico dei racconti.

Sul web è facilmente reperibile uno studio scientifico firmato da tal Samwell Tarlysulle stagioni di Planetos. L'autore si presenta, ovviamente, con un nome d'arte ma le sue teorie sembrano avere una base scientifica.

Tarly basa il modello su quanto viene riportato da Martin nella sua guida, confrontandolo con la climatologia della nostra Terra, ipotizzando che l’inclinazione di Planetos non rimanga costante ma si modifichi in certi periodi durante la rotazione attorno al Sole, così l’emisfero settentrionale rimarrebbe sempre nella stessa posizione, causando i lunghi inverni.

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