Dal corteo dei sindacati alle rivendicazioni dei rider, il video-racconto del Primo maggio a Milano

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Da una parte il corteo dei sindacati, dall’altro quello della MayDay. Nel mezzo, la protesta dei ciclofattorini, simbolo del lavoro che evolve più velocemente dei diritti  

La mattina è il momento di Cgil, Cisl e Uil: la tradizionale manifestazione dei sindacati parte da Porta Venezia, sfilando fino a piazza Scala. Migliaia di persone in difesa del diritto del lavoro – tante bandiere, pochissimi slogan ed età anagrafica alta. In mezzo a sigle e striscioni ci sono anche loro, i rider.

Uno, Giuseppe di Maggio, è il primo a intervenire dal palco allestito accanto alla galleria Vittorio Emanuele II: «Noi con questo lavoro sosteniamo le nostre famiglie, siamo la nuova frontiera dei diritti negati. Chiediamo alle aziende la copertura assicurativa e soprattutto un contratto vero».

Manca Deliverance Milano, collettivo autonomo che si occupa da anni dei diritti dei fattorini negati, salita agli onori della cronaca per la lista nera dei vip che non lasciano la mancia. I rider di Deliverance si sono ritrovati nel primo pomeriggio in viale Monza, davanti al quartier generale di Glovo: hanno preteso un incontro con i dirigenti per chiedere un minimo garantito orario, una quota salariale fissa che permetta loro di «difendersi dal ricatto del cottimo e dalle oscillazioni della domanda del mercato».

«Non dobbiamo essere noi a pagare con il nostro tempo di vital'introduzione contrattuale di un'indennità di cassa e un ampliamento dell’assicurazione aziendale perché riconosca le spese ai lavoratori in caso di incidente e malattia», è la rivendicazione risuonata in viale Monza.

Angelo, membro e portavoce di Deliverance, spiega che il collettivo «non si riconosce nei sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil. Sono anni che portiamo avanti battaglie e lotte senza il loro sostegno. Secondo noi non possono iniziare a occuparsi di queste frange del lavoro precario soltanto quando finiscono sotto i riflettori».

Non a caso, i rider hanno poi raggiunto la MayDay, corteo e street parade con partenza da piazza Morbegno. I Sound system però non si spostano – non arrivano i permessi delle forze dell’ordine – e il migliaio di persone accorse si ferma a ballare e ascoltare musica sul posto. Anche qua pochi striscioni e nessuna bandiera, ma la partecipazione è decisamente più eterogenea. Tanti giovani: studenti del liceo e delle università, precari, creativi, dipendenti e disoccupati. Importante anche la presenza dei centri sociali, Leoncavallo e Federazione anarchica in testa.

La musica e i balli continui eonnipresenti, concentrati intorno a tre diversi camioncini carichi di casse, sottolineano le differenze anagrafiche, politiche e metodologiche dei due cortei milanesi. Nonostante il divario di età e linguaggi,però, le rivendicazioni dei rider hanno funto da collante. Lequestioni dei «braccianti metropolitani» e del «caporalato digitale»sono emblematiche: i diritti non stanno cambiando alla velocità alla quale cambia il lavoro.

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