Salvini: «Siri? Conte mi sfidi sulle tasse, non sulla fantasia»

di Redazione

Dopo due settimane di attesa, il Premier ha annunciato che proporrà la revoca del ruolo di sottosegretario al prossimo Consiglio dei ministri. Il vicepremier contrattacca dal suo tour elettorale in Emilia Romagna

«Mi occupo di tasse, sicurezza, droga, immigrazione e lavoro. Non ho tempo per beghe e polemiche». Matteo Salvini risponde così al premier Conte che ieri, 2 maggio, ha silurato Armando Siri, annunciando che proporrà la revoca dal ruolo di sottosegretario nel prossimo Consiglio dei ministri.

L'esponente leghista è indagato per corruzione: secondo i pm avrebbe ricevuto – o si sarebbe fatto promettere – una tangente da 30 mila euro per intervenire sul Def 2018 e favorire i finanziamenti alle aziende che lavorano nell'eolico, settore in cui operano l'ex politico di Forza Italia e attuale responsabile energia della Lega, Paolo Arata, e il suo socio Vito Nicastri, considerato prestanome del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Dal momento in cui è diventata pubblica,l'inchiesta sul sottosegretario si è trasformata nell'ennesimo casus belli tra i due partiti di maggioranza: dopo due settimane di liti, il premier Conte ha annunciato a sorpresa una conferenza stampa per annunciare il siluramento del sottosegretario leghista.

«Siri farà un passo indietro in ragione dei fatti che gli sono stati contestati, della oggettiva gravità di questi fatti – stiamo ragionando di un'accusa di corruzione – e della oggettiva difficoltà di poter attendere alle attività istituzionali, dovendo concentrarsi sulle necessarie attività difensive», ha detto ieri Conte.

Una sfida a Salvini, titolano oggi alcuni giornali, che fino a quel momento aveva difeso a spada tratta il suo consigliere economico, nonché promotore della "flat tax", sostenendo che l'iscrizione nel registro degli indagati non può essere equiparata a una condanna: «Siri dimostrerà la totale estraneità ad una vicenda surreale dove due tizi parlavano di lui senza che sia stato fatto nulla. In un paese civile funziona così. Lascio a Conte e Siri le loro scelte. A me va bene qualunque cosa, se me la spiegano».

Il vicepremier, in tour elettorale in Emilia Romagna, è tornato sulla vicenda: «Gli italiani mi chiedono meno tasse – ha risposto a chi gli chiedeva una reazione alla "sfida" del premier -. La flat tax è un'emergenza nazionale, un diritto, quindi non esistono parlamentari o ministri che dicono che c'è tempo per ridurre le tasse. Il consiglio dei ministri adesso si deve occupare di riduzione delle tasse».

Siri ha provato a resistere fino all'ultimo giocando d'anticipo: poco prima della conferenza stampa di Conte, ha pubblicato una nota sperando di guadagnare un po' di tempo: «Dal primo momento ho detto di voler essere immediatamente ascoltato dai magistrati per chiarire la mia posizione – ha scritto il sottosegretario -. La disponibilità dei magistrati ad essere ascoltato c'è e confido di poterlo fare a brevissimo. Se non ci saranno novità mi dimetterò entro 15 giorni».

Un ultimo tentativo che non ha funzionato. Conte ha tirato dritto. In serata, in un'intervista a Otto e Mezzo, Di Maio ha chiuso la vicenda: «Non esulto e non credo sia una vittoria. Detto questo sono contento che il Governo ora possa andare avanti perché il caso Siri si chiude». Vedremo nelle prossime ore se sarà così.