Ex Ilva, tensioni al corteo dei genitori di ragazzi uccisi da tumori

Più di 2mila persone hanno marciato verso l’ex Ilva. Lanci di fumogeni e pietre dai margini del corteo   

Hanno camminato sotto la pioggia battente, in 2mila, per dire che a Taranto non c’è più tempo. La manifestazione nazionale, chiamata «Noi vogliamo vivere», è stata convocata dall’assemblea permanente Taranto e ha visto la partecipazione del movimento Ancora Vivi che riunisce una settantina di comitati e associazioni, tra cui No Tav, No Tap e No Triv. Hanno partecipato anche movimenti giovanili come Fridays for future e Climate strike. 

C’erano anche Carla Lucarelli e Angelo di Ponzio, i genitori di Giorgio, morto di sarcoma a 15 anni. Con altri mamme e papà di bambini vittime dell’inquinamento hanno fondato il comitato Noibe. Ieri, venerdì 3 maggio, nella sala stampa della Camera dei deputati hanno denunciato l’insufficienza delle strutture sanitarie italiane.

Ex Ilva, tensioni al corteo dei genitori di ragazzi uccisi da tumori foto 1

ANSA | Momenti della manifestazione

Sono partiti insieme agli altri manifestanti dal quartiere Tamburi, alla volta dei cancelli del siderurgico. Insieme ad altri cittadini chiedono la chiusura dell’ex Ilva, la bonifica con il reimpiego degli operai e la riconversione economica del territorio. Sopra di loro gli elicotteri della polizia a perlustrare la situazione insieme agli uomini in divisa antisommossa. 

Alcuni manifestanti ai margini del corteo hanno lanciato sassi, bottiglie e fumogeni contro i cancelli dell’ex Ilva, provocando l’alzata di scudi delle forze dell’ordine schierate. Momenti di tensione immediatamente stigmatizzati dal resto del corteo che è proceduto con un invito alla calma. 

Durante i vari interventi, i manifestanti hanno affermato: «La provocazione è quella del governo che viene a Taranto con 5 ministri e pensa di prenderci in giro. Basta, si raccontano bugie. Non ci fidiamo dei ministri». Una mamma dal megafono ha sintetizzato il senso della manifestazione: «Oggi non riusciremo a chiudere l’Ilva ma una soddisfazione l’abbiamo avuta: abbiamo insegnato ai nostri figli che Taranto non è l’acciaio». 

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