Caso Siri, Salvini: «Per dimissioni serve almeno un rinvio a giudizio»

Il ministro dell’Interno rassicura sulla tenuta del governo in vista del Consiglio dei ministri di mercoledì e sulla tormentata vicenda del sottosegretario leghista mette in guardia sui rischi per la democrazia

Dopo i passi indietro degli ultimi giorni sul caso Siri – quando ilvicepremier Salvini aveva dichiarato che il governo sarebbe andato avanti: «non sarà una poltrona a fare la differenza» -ora il ministro dell'Interno fissa una nuova asticella per le dimissioni del sottosegretario della Lega.

In un'intervista al Corriere della SeraSalvini chiede «almenoun rinvio a giudizio. Non si dice una condanna in terzo grado, ma almeno un rinvio a processo». In caso contrario, la «democrazia corre dei rischi».

Sul consiglio dei ministri convocato per mercoledì Salvinirassicura: «non succederà niente», riferendosi alla tenuta dell'alleanza con il M5S. Ma negli ultimi giorni latensione è sempre più alta tra i due vicepremier.

Su Facebook Luigi di Maio ha attaccato l'atteggiamento di incertezza del leader del Carroccio rispetto al prendere una decisione sul caso Siri: «Su quasi ogni giornalec’è scritto che la Lega vuole staccare la spina al governo. E tutto questo per cosa? Per una poltrona? Per non mollare un loro indagato per corruzione?».

Salvini risponde e chiarisce: «Ma quando mai il problema è stato quello di una poltrona? Per me è evidente: condannare, dimissionare, linciare una persona sulla base di chiacchierate telefoniche di altre persone, io temo sia pericoloso per la democrazia. La scardina, e scardina i principi costituzionali di garanzia».

Una vicenda su cui è intervenuto anche il deputato del M5S Vincenzo Spadafora:«Non si doveva arrivare a questo punto. La Lega avrebbe dovuto fare di tutto per evitarlo», ha sottolineato ilsottosegretario M5S alla presidenza del Consiglio.

«Ho apprezzato moltissimo il comportamento di Conte e trovo stupido che qualcuno consideri di parte le sue parole – ha proseguito Spadafora -.Credo piuttosto che abbia svolto con grande equilibrio la sua funzione: ha parlato con Siri, è arrivato a conclusioni inequivocabili e ha agito di conseguenza. Per rispetto delle istituzioni il sottosegretario ai Trasporti dovrebbe andare incontro alla sua richiesta».

Il caso Siri

Il sottosegretario della Lega alle Infrastrutturee una delle menti dietro la Flattax è accusato dalla Procura di Roma di aver ricevuto una tangente di 30 mila euro per presentaredegli emendamenti nel Def 2018 che avrebbero favorito finanziamenti nel campo dell'energia eolica, un settore dove lavora Paola Arata, professore di ecologia, ex deputato di Forza Italia e amico di Siri, imprenditore nel settore energetico. Secondo la Procura, Arata avrebbe legami con Vito Nicastri, imprenditore che avrebbe favorito la latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro.

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