Il figlio di Maroni eletto contro la Lega: «Sono di sinistra e a favore dei porti aperti» – L’intervista

Fabrizio Maroni ha 21 anni, studia Scienze politiche a Milano e fa parte di una lista civica che sostiene il candidato sindaco del Pd a Lozza, in provincia di Varese. «Mio padre? Mi rinnegherebbe solo se tifassi Inter»

Aggiornamento del 27 maggio 2019: alle elezioni amministrative, Fabrizio Maroni è stato eletto consigliere comunale a Lozza, un paesino in provincia di Varese.

Con il papà Roberto, Fabrizio Maroni condivide la fede calcistica (tifano entrambi per il Milan), ma non quella politica: il ragazzo è un attivista di Amnesty International, è di sinistra, europeista e a favore dell’accoglienza dei migranti. Alle elezioni amministrative a Lozza, in provincia di Varese, si è candidato contro la Lega e con una lista civica multicolore che appoggia un candidato già eletto col Pd. 

Parafrasando una vecchia battuta del film Johnny Stecchino, si potrebbe dire che Fabrizio e Roberto «non si somigliano per niente». Il più piccolo dei tre figli dell’ex governatore lombardo ha 21 anni e studia Scienze politiche, ma la politica non è in cima ai suoi pensieri. Vuole fare il giornalista, preferibilmente il reporter dall’estero, ma intanto ha deciso di impegnarsi per il paesino in cui è nato e vissuto. Open lo ha raggiunto al telefono nel giorno della presentazione delle liste.

Fabrizio, glielo devo chiedere: suo padre l’ha già rinnegata?

«No, mi ha detto che mi rinnegherebbe soltanto se tifassi per l’Inter».

Come ha commentato la sua scelta di sostenere un candidato del Pd?

«È stato lui a insegnarmi il valore delle scelte sane e ragionate. Una volta appurato che è stata una scelta mia, è stato felice per l’impegno politico, anche se non dalla parte della Lega».

Le faccio un piccolo test: lei è europeista o sovranista?

«Europeista».

A favore dell’euro o del ritorno alla lira?

«Dell’euro. La Lira non me la ricordo nemmeno».

Porti chiusi o porti aperti?

«Porti aperti, su questo mi permetto di essere radicale».

Ma sa che suo padre respingeva i barconi e li rimandava in Libia, come succede oggi?

«Sì, ne abbiamo parlato e abbiamo due visioni diverse».

Ma lei è di sinistra.

«Sì, sono di sinistra. Anche se in un Paese come il mio – Lozza ha 1.200 abitanti – l’ideologia non conta. Io sono candidato con una lista civica che accoglie persone di varie schieramenti».

Come mai si candida nel suo paesino?

«Perché io qui ci sono nato e cresciuto e voglio rendere Lozza ancora più bella».

Make Lozza great again.

«Ma è già “great”. Per essere un paese così piccolo c’è tanta partecipazione: grazie alla scuola e alle associazioni attiriamo tante persone che arrivano da fuori».

Senta, lei ora è candidato a Lozza, ma se fosse già un politico di alto rango quale sarebbe la sua prima battaglia?

«Il clima. Grazie a Greta Thunberg ora se ne parla di più, ma è un tema che dovrebbe interessare di più sia la politica che i media. Oggi ci pensiamo poco perché i cambiamenti climatici non sono così visibili. Ma dovremmo cominciare a farlo per i nostri nipoti».

Mi scusi se cambio argomento: ma lei sa che suo padre girava con Il Manifesto sotto il braccio?

«Sì, è risaputo. Da giovani si è sempre più attratti dagli ideali di sinistra. Poi si cambia».

Non è che diventerà leghista anche lei, ora che suo padre si è ritirato?

«Non credo proprio».

A proposito: cosa consiglierebbe a suo padre? Di continuare a stare lontano dalla politica o di ricandidarsi?

«Di stare a casa, almeno sta di più con noi».