Giornata mondiale senza tabacco: le bugie che i fumatori amano raccontare a sé stessi

Oggi chi fuma ha una motivazione in più per smettere di piangersi addosso e gettare via il pacchetto

Secondo i dati raccolti dall’Oms il fumo è la principale causa di morte evitabile al mondo. Le proiezioni ci dicono che entro il 2030 i decessi causati dal vizio di fumare raggiungeranno la quota di otto milioni l’anno. Da quando abbiamo cominciato a fumare le prime sigarette, sigari e pipe fino a oggi, il numero di morti dovuti al fumo si stima ammontare a un miliardo. 

Queste sono le ragioni – scusate se è poco – per cui ogni anno il 31 maggio è la Giornata mondiale senza tabacco. Tutto è cominciato quando l’Oms decise di istituirla nel 1988 al fine di incoraggiare i fumatori a provare l’astensione dal tabacco per almeno 24 ore, facendo un regalo alla propria salute.

Le bugie che ci raccontiamo

Sono tante le bugie che i tabagisti raccontano a loro stessi per non smettere di fumare. Quattro in particolare sono veri e propri falsi miti, difficili da eradicare. Vediamo perché sono infondati:

«Mio nonno è morto a 100 anni fumando come un turco»

Per molti smettere di fumare non avrebbe alcun senso, in nome di una non meglio dimostrata costituzione naturale, che li renderebbe immuni alle conseguenze dell’inalare le sostanze tossiche del fumo. Chi ragiona in questo modo in realtà non sa di giocare alla roulette russa. 

Nel luglio 2016 è stata pubblicata sulla rivista scientifica Chest un’analisi sistematica di 216 articoli sui collegamenti tra fumo e danni alla salute. I risultati della revisione non lasciano spazio a dubbi: i fumatori sono undici volte più a rischio di avere un cancro ai polmoni rispetto ai non fumatori.

Anche il fumo passivo (quello subito dagli altri) si è dimostrato collegato al rischio di tumore. Secondo l’Istituto superiore di Sanità i fumatori passivi hanno un incremento del 25% nelle probabilità di contrarre patologie oncologiche e cardiache. L’Oms conta 600 mila morti associabili al fumo passivo.

«Fumate poco ma fatelo bene»

Gli estimatori del fumo lento (pipa e sigari) penseranno forse di essere esenti da questi pericoli, perché tendono a fumare solo in determinate occasioni, in compagnia di amici. Anche chi è abituato semplicemente con le sigarette, potrebbe essere portato a credere che in fondo basti ridurre sensibilmente il fumo per essere fuori pericolo. 

In realtà non è tanto un problema di quantità ma di costanza: le sostanze prodotte dalla combustione sono altamente tossiche, si accumulano nel nostro corpo assieme alla nicotina – la cui dipendenza favorisce lo sviluppo di una ritualità del fumo – tali sostanze ci impiegano un bel po’ prima di venire smaltite dal nostro corpo. Non esiste oggi uno studio che dimostri una soglia certa sotto la quale la quantità di fumo sarebbe innocua.

«Se non aspiro nei polmoni sono al sicuro»

Chi predilige i sigari incorrerà ugualmente a gravi rischi per la propria salute. Se i polmoni soffriranno meno si incorrerà comunque al rischio di sviluppare tumori alla bocca. Su questo tema è stata pubblicata un’altra analisi sistematica dell’Università di Oxford nel maggio 2018, basata sull’analisi delle ricerche condotte sullo «smokeless tobacco» dal 1960 al 2016.

«Passo alle sigarette elettroniche così smetto»

Come abbiamo avuto modo di trattare in un articolo precedente, esiste un mondo a parte di falsi miti anche sulle sigarette elettroniche. Inoltre sono stati sollevati dei dubbi sulla loro totale sicurezza per la nostra salute. Di certo non sono la soluzione definitiva per chi vuole smettere di fumare. Non mancano delle analisi sistematiche anche su questo tema.

I risultati degli studi condotti fino a oggi non riescono a dimostrare una efficacia rilevante, molti riprendono a usare le sigarette tradizionali, mentre non viene spezzata affatto la dipendenza da nicotina.

Non c’è una soluzione uguale per tutti

La verità è che non importano gli strumenti utilizzati se non c’è alla base la consapevolezza del danno che si sta arrecando a sé stessi e agli altri; conta soprattutto la volontà di smettere. Alcuni possono farcela scalando giorno per giorno il numero di sigarette fino a non consumarne più, altri prendono il problema di petto e riescono a smettere di punto in bianco. 

Entrambe queste scelte comportano un certo sacrificio, ma non è niente paragonato ai benefici che si cominciano a sentire fin dalle prime ore passate senza fumare. Esistono delle apposite app che accompagnano chi sceglie di smettere, elencando – sulla base del tempo trascorso dall’ultima sigaretta – i benefici prodotti, come QuitNow! e Kwit, disponibili entrambe sia per Android che per iOS. 

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